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lunedì 24 maggio 2010

BOLOGNA: tensioni allo sfratto dell'ennesima famiglia



Si è concluso il presidio di ASIA-USB in via Calindri, quartiere san donato. Dalle 7.00 di questa mattina un gruppo di inquilini resistenti ha cercato di bloccare l'ennesimo sfratto. Per eseguire lo sgombero,contro un nucleo famigliare di 4 persone, stati utilizzati decine di agenti tra polizia, carabinieri, mobilie, digos e vigili urbani. Per tutta la mattina l'intera via è stata bloccata.
Dopo tutta la propaganda del cosidetto "blocco degli sfratti" firmato da CGIL-CISL-UIL e dalle associazioni di categoria, siamo al punto di partenza: gli sfratti continuano cosi come la rendita e la speculazione.
Le famiglie, i settori popolari che subiscono la precarietà sociale sono immeditamente investiti dall'emergenza abitativa, e questo dato è destinato ad aumentare nell'attuala fase di crisi economica.
Abbiamo un sistema sociale di welfare al collasso, per stessa ammissione degli addetti che ci lavorano, in queste settimane la CASA POPOLARE DODI MARACINO si è riempita di persone che erano costrette a vivere in macchina, per la loro condizione di disoccupati, cassa-integrati, in mobilità o precari, visto che gli assistenti sociali non gli davano nessuna soluzione praticabile. Abbiamo richiesto che si avvi una trattativa per rendere regolare la CASA POPOLARE DODI MARACINO, cosi come riteniamo necessario avviare un confronto a livello regionale affinche si metta in cantiere un effettivo piano casa per contrastare l'emergenza abitativa e che questa non venga più vissuta come un problema di ordine pubblico.
E' ormai da diverso tempo che denunciamo che gli assistenti sociali non possono sostenere il problema dell'emergenza abitativa sul nostro territorio, cosa che non rigurda più unicamente il problema abitativo, ma investe le diverse emergenze legate alla precarietà sociale. E' per questo motivo che i pichetti anti-sfratto andranno avanti cosi come le requisizioni di case sfitte private. Oggi una nuova famiglia vivrà alla Casa Popolare Dodi Maracino, la loro resistenza di questa mattina non è stata inutile.

PER
blocco degli sfratti
requisizione delle case private sfitte
tutela degli insolventi al mutuo prima casa
case popolari
CONTRO
rendita e speculatori
Associazione Inquilini e Assegnatari (ASIA-USB) Bologna
www.asia.rdbcub.it

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venerdì 14 maggio 2010

BOLOGNA: FEDERAZIONE RdB EMILIA ROMAGNA SOTTO LA REGIONE CONTRO LA CRISI


Le ragioni degli inquilini resistenti in Regione
Si è conclusa la manifestazione indetta dalle RdB e da AS.I.A., iniziata con la carovana di auto, pulman, moto e biciclette e confluita nel presidio davanti alla regione per chiedere lavoro, casa e diritti.
L’ASIA a livello regionale rilancia la sua piattaforma: blocco degli sfratti, requisizione delle case sfitte, aumento delle case popolari e garanzie per gli inquilini con il mutuo prima casa. Abbiamo deciso oggi di fare sentire la nostra voce e ragioni in Regione, luogo amministrativo e politico che può e deve intervenire al più presto rispetto all’emergenza abitativa, una delle dinamiche più drammatiche della montante precarietà sociale che sta investendo la nostra regione. Non ci accontenteremo più delle parole, abbiamo bisogno di fatti. Fino ad oggi l’emergenza abitativa è stata trattata come un problema di ordine pubblico (per gli sfratti e le requisizioni popolari di case) questo non ha impedito che si sviluppasse un movimento di latta per la casa anche nella nostra regione. Rilanciamo quindi la mobilitazione attraverso i picchetti anti-sfratto e la difesa degli alloggi requisiti dagli inquilini in emergenza abitativa.


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martedì 27 aprile 2010

( BOLOGNA): 25 APRILE DEGLI INQUILINI RESITENTI


E’ STATO REQUISITO IN VIA LEGNANO (QUARTIERE BORGO PANIGALE) UN EDIFICIO SFITTO DA ANNI: QUESTA REQUISIZIONE POPOLARE E’ UNA FORMA DI RIAPROPRIAZIONE DELLA COSA PUBBLICA DA PARTE DEGLI INQUILINI RESISTENTI, CHE CHIEDONO ALLOGGI PER CONTRASTARE L’EMERGENZA ABITATIVA.
I PADRONI, LE BANCHE E LA POLITICA VOGLIONO FAR PAGARE LA CRISI ALLE CLASSI POPOLARI, E SPECULARE SULL’EMERGENZA ABITATIVA, FOMENTANO LA GUERRA TRA POVERI, MENTRE LORO VIVONO TRANQUILLAMENTE NELLE VILLE SUI COLLI BOLOGNESI. SI REGALANO SOLDI AI GRANDI COSTRUTTORI E ALLE BANCHE MENTRE SI SVENDE QUELLO CHE RIMANE DELL’EDILIZIA PUBBLICA. GLI INQUILINI RESISTENTI DI VIA LEGNANO SONO OPERAI, PRECARI., DISOCCUPATI CHE RESISTONO E NON VOGLIONO PAGARE LA CRISI. UOMINI E DONNE CHE HANNO PERSO LA CASA PER COLPA DI AFFITTI E MUTUI INSOSTENIBILI, SOTTO SFRATTO, IN ATTESA DA ANNI PER LA CASA POPOLARE. LE LORO RICHIESTE SONO SEMPLICI: BLOCCO DEGLI SFRATTI, REQUISIZIONE CASE SFITTE, CASE POPOLARI E SOSTEGNO AL MUTUO PRIMA CASA.
CHIEDIAMO A TUTTA LA CITTADINANZA DI SOLIDARIZZARE CON L’OCCUPAZIONE POPOLARE.

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venerdì 9 aprile 2010

[BOLOGNA]: APPELLO DALLA TENDOPOLI DEGLI INQUILINI RESISTENTI


E’ iniziato il presidio permanente E’ iniziato il presidio permanente degli inquilini resistenti, sotto il comune in piazza liber paradisus, si sta allestendo una tendopoli. Il presidio non verrà rimosso e si chiede a tutti/e i cittadini e lavoratori solidali con la lotta dei movimento per il diritto alla casa di venire al presidio permanente in piazza liber paradisus. AS.I.A.-RdB BOLOGNA PRENDE CASA

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mercoledì 17 marzo 2010

Bologna. Bloccati due sfratti esecutivi


Oggi l’ASIA-RdB e BolognaPrendeCasa sono riusciti attraverso la
determinazione degli inquilini resistenti a bloccare due sfratti, ottenendo
due rinvii.
Gli inquilini resistenti quando si organizzano, quando lottano dimostrano
che si può non pagare la crisi. Tuttavia non possiamo non ricordare le
altre centinaia di sfratti che in questi giorni stanno avvenendo nel
completo silenzio. Quando gli inquilini si organizzano c’è una possibilità
di resistere, in mancanza di questo gli sfratti vengono fatti
automaticamente.
Occorre ora rilanciare una mobilitazione che dia forza alle proposte del
movimento di lotta per la casa:

-Soluzioni d’emergenza per chi subisce uno sfratto esecutivo
-Blocco degli sfratti
-Requisizione delle case sfitte private da parte dell’amministrazione,
applicando le leggi già esistenti
-Tutela di chi non riesce più a pagare le rate del mutuo prima casa,
attraverso l’acquisto da parte di ACER
-Finanziamento per la crescita del numero di case popolari e un
potenziamento dello Stato sociale

Su queste proposte invitiamo con urgenza chi governa la città e la regione
a confrontarsi.
I tempi oggi della politica non possono essere solo quelli degli scandali,
ma devono essere dettati dalle condizioni reali che provoca la crisi
economica che attraversa la nostra regione. Perché l’interesse pubblico è
per noi maggiore dell’interesse privato.

ASIA-RdB


ASSOCIAZIONE INQUILINI e ASSEGNATARI (ASIA-RdB)
Via monterumici 36/10 Bologna
Tell: 051 389524 fax: 051 310346 cell:3887441894

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domenica 28 febbraio 2010

[Roma 27/2/2010] Attivisti per il diritto alla casa occupano il colosseo


Da ASIA RDB
ROMA: ANCORA SUI TETTI. ORE 13.30 I SENZA CASA OCCUPANO ANCHE IL PRIMO ANELLO DEL COLOSSEO!

Alle 13.30, in due punti diversi, le famiglie sgomberate dalla ex scuola Tommaso Grossi, hanno occupato il primo anello del Colosseo. Circa dieci persone hanno aperto due striscioni con su scritto: “1 casa una vita” e “mentre il Piano Casa…va piano le nostre vite scorrono veloci”.

Dopo la manifestazione di giovedì in Campidoglio, in occasione dell’apertura del dibattito sul “piano casa” comunale e le mancate risposte alle richieste dei movimenti per il diritto all’abitare, l’iniziativa di oggi intende rilanciare la necessità di un incontro con il Sindaco prima del voto in aula lunedì prossimo.

Gli occupanti del Colosseo e quelli sulla cupola di Madonna di Loreto chiedono ai movimenti di non mollare ed è per questo che oltre a sostenere le iniziative di questi giorni, rilanciamo l’appuntamento per lunedì 1 marzo alle 15 sulla piazza del Campidoglio.

Roma, 27 febbraio 2010 Movimenti per il diritto all’abitare

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martedì 23 febbraio 2010

BOLOGNA: UNA SETTIMANA PER IL DIRITTO ALLA CASA


Il movimento di lotta per la casa ha occupato in via San Vitale n.69 un ex
studentato di proprietà comunale, 15 appartamenti con una capienza di 40-50
posti. Dopo l'occupazione di via del vivaio, dimostriamo ancora una volte
come non si valorizzi il patrimonio pubblico rispetto all'emergenza
abitativa dalla periferia al centro cittadino.


Dopo l'isedimaneto del nuovo commissario prefettizio Cancellieri, è stato raggiunto l'accordo per un incontro in data lunedì 22 febbraio, in prefettura per discutere di soluzioni concrete all'emergenza abitativa. Dopo la mobilitazione di via del Vivaio, ricordiamo che erano mesi che i movimenti di lotta per la casa avevano richiesto un incontro con le istituzioni per intervenire rispetto alle urgenze: sfratti e morosità.
Il movimento di lotta per la casa rilancia la mobilitazione locale e
regionale: per il lavoro, il reddito, i diritti, per la casa popolare.


Associazione Inquilini e Assegnatari (AS.I.A.-RdB)
Bologna Prende Casa
PER TUTTE LE INFORMAZIONI E I COMUNICATI STAMPA, CRONACA DI UNA SETTIMANA PER IL DIRITTO ALLA CASA: http://asia.rdbcub.it/index.php?id=20&tx_ttnews[tt_news]=22976&cHash=8d7a1eea51&MP=63-875

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domenica 14 febbraio 2010

[Bologna 13/2/2010] Contro l'Emergenza Abitativa: occupazioni a Bologna


Bologna Occupati 20 alloggi dagli sfrattati
Oggi 13 febbraio sono stati requisiti 18 appartamenti da famiglie in emergenza abitativa. Questi appartamenti di proprietà del Comune situati in via del Vivaio, località Pioppe a Bologna sono vuoti da anni.



Sono mesi che si avvicendano articoli di giornale, dichiarazioni di politici e servizi in tv sull’emergenza abitativa nel nostro territorio, ma oltre a fiumi di chiacchiere e inchiostro non sono state avanzate soluzioni adeguate alla fase di crisi economica.
Il movimento di lotta per la casa è intervenuto negli ultimi mesi con vari strumenti dai picchetti anti-sfratto a proposte concrete: dalla requisizione delle case sfitte alla messa a disposizione di proprietà comunali inutilizzate, come quella su cui oggi questa iniziativa porta l’attenzione. Le misure messe in campo fino ad oggi si sono rivelate assolutamente insufficienti e i numeri sul problema casa stanno assumendo proporzioni mai viste. L’esistenza di luoghi come via del Vivaio dimostra che l’ostacolo alla realizzazione di soluzioni non è dettata dalle sbandierate ristrettezze economiche ma da una inquietante volontà politica. La disponibilità di questi alloggi, ristrutturati e addirittura arredati, potrebbe essere immediata e a costo zero per l’amministrazione! Invece la politica si permette di tenere sfitte strutture come questa a fronte di migliaia di persone che hanno già perso o stanno per perdere la casa. La bipartisan irresponsabilità della politica è alla ribalta della cronaca in questi ultimi mesi, ma chi sta pagando la crisi con la perdita del lavoro, della casa e dei diritti non può sottostare ai tempi del balletto mediatico e degli interessi di “parrocchia”. La riappropriazione di reddito, anche indiretto come la casa, è la sola possibilità che hanno i ceti popolari di uscire da questa crisi. Invitiamo la cittadinanza e le forze politiche, sociali e sindacali all’assemblea su: emergenza casa: problema di ordine pubblico o di intervento pubblico? che si terrà alle ore 18.00 in via del Vivaio presso la casa “Gianna Beretta”.
Associazione Inquilini e Assegnatari (AS.I.A.-RdB)
Bologna Prende Casa
AS.I.A.-RdB tell: 051/389524 cell: 3409892393 via Monterumici 36/10 Bologna
e-mail: info@bologna.asia.rdbcub.it siti:
www.asia.rdbcub.it
http://bolognaprendecasa.noblogs.org/

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giovedì 11 febbraio 2010

[Roma 10/2/10]Pesanti cariche contro i manifestanti che chiedevano casa e lavoro. Feriti e fermi


Da Contropiano
Roma . Pesanti cariche contro i manifestanti che chiedevano casa e lavoro. Feriti e fermi
Di nuovo, nella Capitale, una protesta repressa a suon di manganellate e botte. Oggi pomeriggio, intorno alle 18, alcune centinaia di manifestanti che stavano protestando in occasione di un vertice tra governo, enti locali e parti sociali in corso all’interno della Prefettura di Roma in Piazza Santi Apostoli, sono stati presi di mira dai poliziotti in assetto antisommossa che non hanno gradito l’avvicinamento al loro consistente e fitto cordone di alcuni attivisti. Senza che vi fosse nessuna giustificazione – nessun lancio di oggetti o atteggiamento violento – i celerini si sono scatenati contro alcune centinaia di manifestanti picchiati anche quando la manifestazione si è dispersa nelle viuzze adiacenti alla Piazza nel centro di Roma. Le cariche, riferisce Paolo Divetta dei Blocchi Precari Metropolitani, sono scattate quando i manifestanti hanno tentato di avanzare fino al centro della strada che separa piazza Santi Apostoli da palazzo Valentini, sede della Prefettura. "La cosa grave - racconta Divetta - è che ci hanno inseguito fino al fondo della piazza e tra noi c'erano anche anziani e mamme con il passeggino". Secondo diverse testimonianze i poliziotti hanno inseguito i manifestanti anche dentro i bar e ristoranti della zona.

Alcuni testimoni hanno raccontato, ai microfoni di Radio Città Aperta, di alcuni manifestanti picchiati a terra dagli agenti dopo che erano caduti a causa dei sanpietrini resi scivolosi dalla pioggia. Dopo la prima violenta carica la maggior parte dei manifestanti sono tornati in Piazza Santi Apostoli cercando di mantenere il presidio, ma sono stati di nuovo spintonati dai Celerini che hanno anche operato il fermo di un certo numero di attivisti. Si segnalano numerosi feriti e contusi, alcuni dei quali si sono rivolti ai Pronto Soccorso per essere medicati. Sul posto sono giunte quattro ambulanze.

La manifestazione era cominciata alle 15 e nonostante una fitta pioggia diverse centinaia di lavoratori, senza casa, precari e studenti hanno protestato in occasione del vertice istituzionale convocato sul tema della crisi occupazionale. Al presidio, convocato sotto lo slogan ‘Roma si ribella alla crisi’, hanno partecipano gli attivisti dei movimenti per la casa, dei sindacati di base, alcune decine di immigrati che lavoravano a Rosarno e che in questi giorni si sono accampati all'ex Snia, lavoratori di aziende in crisi come l'Eutelia e l'Italtel, i ricercatori dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). "Siamo qui per chiedere - spiega sempre Paolo Divetta - tre cose: un nuovo piano casa, come risposta indiretta alla crisi del reddito, un aumento dei fondi della legge regionale sul reddito minimo e una maggiore politica di accoglienza per gli immigrati. Abbiamo chiesto al prefetto di essere ricevuti al termine dell'incontro, stiamo aspettando una risposta".

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mercoledì 2 dicembre 2009

4 dicembre: giornata nazionale contro gli sfratti


Da Asia RdB

4 DICEMBRE: GIORNATA NAZIONALE CONTRO GLI SFRATTI
Le realtà di movimento, i comitati, i collettivi per il diritto all’abitare hanno indetto per il 4 dicembre una giornata nazionale contro gli sfratti e gli sgomberi.
In diverse città si terranno iniziative di lotta e presidi sotto le prefetture, con richiesta di incontro, per chiedere il blocco generalizzato degli sfratti.
A seguire, l’appello per la mobilitazione e gli appuntamenti costruiti in varie città.
Gli appuntamenti:

Roma: ore 17 corteo cittadino da piazza dell’Esquilino alla Prefettura;

Firenze: ore 10 presidio sotto la Prefettura e la regione Toscana (via Cavour);

Bologna: ore 16.30 presidio sotto la Prefettura (piazza Roosvelt);

Milano: ore 16.30 presidio sotto la Prefettura (corso Monforte);

Torino: ore 10 presidio sotto la Prefettura;

Napoli: ore 10 corteo da piazzetta Materdei alla Prefettura.

Altre iniziative in Emilia Romagna si terranno anche a Modena, Piacenza, Parma e Ferrara.

http://abitarenellacrisi.noblogs.org/

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Mutui sempre più inaccessibili. Affitti sempre più alti. Patrimonio degli enti e delle fondazioni in dismissione. Edilizia residenziale pubblica allo sfascio. Edifici e aree demaniali in vendita al miglior offerente. Consumo di suolo formidabile. Rendita parassitaria sempre più arrogante. Redditi sempre più inadeguati.

All’orizzonte il dramma dell’insolvenza e degli sfratti, con migliaia di nuclei familiari e di singoli inquilini stressati dalla rata del mutuo o dal canone aumentato e dall’incombente arrivo dell’ufficiale giudiziario pronto ad eseguire pignoramenti e sfratti.

La risposta del governo e delle regioni consiste nella vendita del patrimonio residenziale pubblico, nell’avvio di un piano di housing sociale e nella liberalizzazione delle procedure edilizie.

Il paese delle libertà immobiliari si appresta ad una nuova colata di cemento tra grandi e piccole opere, ad un azzeramento del ruolo pubblico nel mercato degli alloggi, ad un’aggressione senza precedenti del territorio. Una via d’uscita dalla crisi del settore edilizio che non produrrà benefici di sorta a chi oggi è in emergenza abitativa.

La rendita e la precarietà camminano una al fianco dell’altra e più aumenta la prima più la seconda si approfondisce, con salari che si svuotano di potere d’acquisto e con una scomposizione sociale devastante fatta di precarie e migranti, di giovani coppie e monoreddito, di pensionati e studentesse, dentro una frammentazione che impedisce la tutela dei diritti e limita la libertà di movimento.

A fine dicembre scade la copertura per le categorie protette che ormai riguarda pochissimi casi e così come il bonus per l’affitto, sta diventando uno strumento parziale, quasi inutile. Da gennaio anche costoro saranno sulla graticola.

Iniziamo ad opporci a tutto questo. Lanciamo una giornata di mobilitazione nazionale articolando una mappa delle resistenze contro gli sfratti per morosità che oggi rappresentano più dell’ottanta per cento delle esecuzioni. Chiamiamo le realtà locali impegnate contro l’emergenza abitativa, gli spazi sociali, i comitati degli inquilini, i sindacati a mobilitarsi il 4 dicembre 2009 davanti le Prefetture, presso le amministrazioni locali, in luoghi particolarmente significativi, per chiedere il blocco generalizzato degli sfratti e degli sgomberi. Per avviare una campagna per il diritto all’abitare in Italia verso una necessaria manifestazione nazionale.

Abitare nella crisi

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sabato 28 novembre 2009

[Parma 28/11/2009] NASCE LA SRU, NUOVA OCCUPAZIONE A PARMA

Da parmantifascista

E' nata questa mattina, animerà la vita della città di Parma. Si chiama SRU, Società di Riappropriazione Urbana, un soggetto che si pone in contrapposizione alla città della speculazione e della rendita.
Per salutare la sua nascita è stato occupato uno stabile abbandonato in Via Guastalla 3, in quartiere San Leonardo, in una zona della città che è oggetto di una pesante riqualificazione/speculazione.
All'interno dello spazio abiteranno inizialmente 10 persone tra migranti e italiani.
Domani pomeriggio, domenica 29 novembre, alle ore 15.30, è prevista un'assemblea pubblica aperta, durante la quale cercheremo di rispondere alle seguenti domande:
Qual'é l'esigenza che guida i grandi interventi di “riqualificazione” dei quartieri Nord di Parma? In che modo si trasformerà la vita di chi oggi abita nel quartiere San Leonardo? Come diventeranno i prezzi di vendita e di affitto delle nuove abitazioni?
Chi potrà permettersi le nuove case in progetto? E quali servizi di welfare verranno offerti alla cittadinanza?



COMUNICATO STAMPA 28.11.2009
LE POLITICHE ABITATIVE A PARMA
A Parma nel mese di dicembre si terranno quelli che vengono pomposamente definiti gli Stati Generali della Casa. Si tratta di un’iniziativa che vuole dare una parvenza di partecipazione e collaborazione tra le parti sociali per definire le politiche abitative a Parma.
In realtà le linee direttive portanti dell’intervento del Comune di Parma sono già fissate e imposte al tavolo di discussione. Niente di nuovo sotto il sole. Prima di tutto vengono le esigenze della lobby delle costruzioni, che in un momento di crisi potrà contare sul sostegno dell’amministrazione pubblica per poter edificare, beneficiando di agevolazioni di vario tipo, quelle che sono definite le nuove tipologie di erp. Dall’edilizia convenzionata all’edilizia residenziale sociale (ERS) all’edilizia sociale a canone sostenibile (progetti Casadesso-Parmabitare) ecc.
Gli Stati Generali della casa si prospettano pertanto come un percorso di autocompiacimento da parte di un Comune che cerca plausi e gratifiche da un pubblico accondiscendente.
Queste tipologie edilizie non rispondono a quella che è l’esigenza forte e chiara che viene da quella parte della popolazione che non è proprietaria di immobili e che si trova ad affrontare la crisi economica con crescente difficoltà. Le 1700 domande valide di case popolari non trovano risposta nelle tipologie edilizie proposte in modo prioritario dal Comune di Parma da anni a questa parte.
Le famiglie monoreddito (o addirittura senza reddito), chi è costretto ad accettare occupazioni precarie, chi è in cassa integrazione o in mobilità, chi è costretto allo sfratto, non se ne fa nulla dell’offerta abitativa finanziata dal Comune. Quel tipo di proposta abitativa serve solo agli imprenditori del mattone per intercettare la domanda più guardinga di casa da parte delle famiglie a reddito medio, tenendo vivo un mercato che dopo l’allegra speculazione degli anni passati si sta riducendo, mentre non serve alle famiglie che si trovano in difficoltà economica.
Vista la configurazione economica che si prospetta con la crescente emergenza abitativa che si può agevolmente prevedere, la scelta di puntare su interventi che costano al destinatario finale poco meno del prezzo di libero mercato è veramente assurda.
LE CASE POPOLARI: TANTE VENDITE, NESSUNA NUOVA COSTRUZIONE
Il Comune di Parma ha da circa 11 anni abbandonato l’intervento in quella che è l’edilizia residenziale pubblica tipica, cioè le case popolari. Le poche costruzioni che si sono consegnate recentemente (Via Lazio e Piazzale Sicilia) sono retaggio di progetti di fine anni ’90che si sono trascinate nel tempo. Caso emblematico Via Lazio. Sono occorsi 11 anni per completare la costruzione di 28 alloggi.
Ultimamente il Comune di Parma ha piuttosto preferito la strada della dismissione delle case popolari. Dopo aver iniziato una tranche di vendite per un totale di 41 alloggi tra il 2006 e il 2007, ha ricominciato il percorso della dismissione con altri 8 alloggi posti in vendita con un bando che si conclude a dicembre di quest’anno, probabile inizio di una nuova stagione di dismissioni. Così se e quando la ventilata edificazione di 100 alloggi popolari contenuta nei piani futuri di intervento troverà applicazione, al massimo si potrà pareggiare il conto con quanto venduto in precedenza.
Ma forse questa è solo una previsione ottimistica. Dopo la vendita degli alloggi popolari portata a compimento nel 2006, il Comune di Parma aveva preventivato la costruzione di 9 alloggi popolari proprio in Via Guastalla dove ci troviamo oggi. I lavori non sono ancora partiti dopo tre anni ma in compenso veniamo a sapere da un comunicato stampa del 7 Novembre 2009 che in Via Guastalla non si faranno 9 alloggi popolari come promesso ma 9 alloggi di Parmabitare, che implicano canoni d’affitto molto più alti e che quindi non andranno a beneficio dei tanti bisognosi
che han fatto domanda per avere un alloggio a canone sociale.
Questo non è che un esempio delle tante promesse disattese, coperte da una informazione mistificata e l’indifferenza: per fare altri esempi basti ricordare la mancata edificazione di alloggi ERP nell’ambito degli interventi in Zona Parco Eridania-Barilla Center, nonostante fior di contributi statali e regionali a sostegno dell’intervento. Oppure la riduzione della quota Erp nell’intervento STU Pasubio e Stu Stazione, oltre alla riduzione della quota di edilizia convenzionata in tante schede norma e ai ritardi abissali nella realizzazione di tutti gli interventi che hanno un qualcosa di anche vagamente sociale.
Lo stabile di Via Guastalla in cui ci troviamo ospiterà un gruppo di lavoratori tunisini che vivevano in un piccolissimo fabbricato fatiscente e malsano. Insieme a loro c’è un gruppo di studenti universitari, altra categoria che subisce un pesante attacco speculativo (gran parte degli affitti sono in nero) e paga le conseguenze di un inconsistente intervento pubblico.
S.R.U.
Società di Riappropriazione Urbana

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martedì 17 novembre 2009

[16/11]CONTRO GLI SFRATTI OCCUPATI I TETTI DEL COMUNE DI BOLOGNA


Da ASIA-RdB
CONTRO GLI SFRATTI OCCUPATI I TETTI DEL COMUNE DI BOLOGNA

Si è conclusa intorno alle 18 l’occupazione del Consiglio Comunale e dei tetti del Comune da parte di un consistente numero di inquilini e sfrattati.

La mobilitazione è stata sospesa poiché l’assessore alla casa Milena Naldi ha garantito che verrà trovata una soluzione che accompagnerà la famiglia, sfrattata stamattina, fino all’assegnazione di casa popolare prevista per l’inizio del prossimo anno, mantenendo unito il nucleo famigliare.

E’ stato fissato un appuntamento per giovedì pomeriggio con il sindacato AS.I.A.-RdB e la famiglia in questione per illustrare la soluzione trovata.

Riteniamo che di fronte all’attuale emergenza abitativa vadano trovate soluzioni condivise e collettive: è per questo motivo che rilanciamo la proposta di “ostelli per sfrattati”, ovvero strutture di proprietà pubblica adibite ad ospitare chi rimane senza casa, così come già avviene in altre regioni, per consentirgli di trovare una altra soluzione abitativa e per evitare che lo sfratto rappresenti un problema insormontabile che può portare alla perdita del lavoro e alla separazione della famiglia. Questa soluzione deve essere concepita come misura emergenziale e deve essere accompagnata da una politica strutturale di sviluppo dell’edilizia residenziale pubblica e di calmierazione del mercato privato tramite una più rigorosa politica fiscale.

Segnaliamo che vi è un aumento delle forze dell’ordine utilizzate contro gli inquilini per risolvere i problemi di emergenza abitativa, non solo in forze al momento dello sfratto ma si è minacciato l’utilizzo anche per lo sgombero coatto del consiglio comunale. Non è tramite queste minacce che si fermerà la mobilitazione.

Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato, come gli attivisti del Lazzaretto Autogestito, realtà sotto sgombero e il dal Coordinamento Provinciale dei Vigili del Fuoco del sindacato RdB per la solidarietà portataci.

AS.I.A.-RdB Bologna

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giovedì 29 ottobre 2009

Appello: Libertà per i compagn* di Magliana ancora agli arresti domiciliari!!!

Di seguito l'appello per la liberazione dei compagni di Magliana lanciato dal Comitato di Occupazione Magliana e video sugli arresti del 14 settembre; Per aderire all'appello mandiamo mail all'indirizzo occupa@inventati.org. Possono aderire come singoli o organizzazzioni/collettivi.

Piena solidarietà dalla redazione di Rosso Controinformazione
Da http://occupa.noblogs.org/
LIBERTA' TOTALE PER LA COMPAGNA E I COMPAGNI DI MAGLIANA ANCORA AGLI ARRESTI DOMICILIARI!!!
Il 14 settembre scorso nel quartiere Magliana, a Roma, si è consumato il tentativo di sgomberare l’occupazione a scopo abitativo dell’ex-scuola Otto Marzo. Nonostante il consistente spiegamento delle forze dell’ordine (circa 200 carabinieri guidati dal comandante provinciale dell’Arma) l’operazione non è riuscita. A fermarla è bastata la resistenza pacifica ma determinata delle 40 famiglie che abitano nell’ex edificio scolastico. Constatato l’insuccesso, i carabinieri hanno tratto in arresto alcuni occupanti: 5 lavoratori precari che non potendosi permettere un affitto a prezzi “romani” hanno avuto il merito di non rassegnarsi a sopravvivere ma di lottare insieme ad altri, spinti dalla necessità materiale di avere una casa e dal desiderio di un diverso abitare. È così che in 2 anni di occupazione gli arrestati insieme ad altri nuclei familiari hanno recuperato uno spazio pubblico abbandonato al degrado restituendolo all’intero quartiere: oggi l’ampio giardino della ex- scuola è uno dei pochi spazi verdi di Magliana, mentre le sue mura ospitano una scuola di teatro e una palestra popolare tirata su con le fatiche degli occupanti. Un auto-recupero che evidentemente nella capitale fa paura a molti: Roma vive, in effetti, da anni una condizione di emergenza abitativa, nonostante gli appartamenti sfitti sfiorino le 200.000 unità. Una città paradossale: la popolazione non cresce da circa vent’anni ma si continua a costruire senza sosta, mentre il bisogno di casa ha fatto sorgere diverse occupazioni, a scopo abitativo, di stabili pubblici abbandonati.

Dopo la sentenza del riesame, che ha avuto luogo il 29 settembre scorso, 3 dei 5 arrestati sono ora agli domiciliari, uno di loro invece ha l’obbligo di firma quotidiana presso il commissariato di P.S., mentre il quinto è stato liberato dopo 10 giorni di detenzione. Per un sesto occupante, che si trova all’estero per motivi di lavoro, pende una richiesta di arresto presso il proprio domicilio.

Le accuse a loro carico sono state formulate da un unico testimone: un ex-occupante allontanato dallo stabile perché violento e sessista, che oggi li accusa di estorsione, violenza privata, nonché di furto di rame e di corrente elettrica. In particolare quest’uomo, sostiene che i sei avrebbero preteso in cambio della permanenza nello stabile un “pizzo” di 150 euro mensili per ogni singolo abitante (compresi i minori). Non è stato ancora possibile per gli avvocati della difesa ascoltare quest’individuo, né far testimoniare gli altri abitanti della “8 Marzo” che scagionerebbero gli accusati. Così prima che il riesame deliberasse la scarcerazione, il Gip ha confermato gli arresti a scopo cautelare benché non esistesse alcun pericolo di fuga e nonostante l’impianto accusatorio sia a dir poco fantasioso: com’è possibile, per esempio, che famiglie numerose come alcune di quelle della “8 marzo” possano pagare una cifra che complessivamente supererebbe quella di un affitto? Com’è possibile non tener conto dell’incompatibilità dell’accusa di estorsione con lo stile di vita e i movimenti di denaro, ampiamente documentati dalla difesa, di 6 precari squattrinati?

Per quanto riguarda poi il presunto furto di rame, l’accusa sostiene che gli arrestati avrebbero sventrato l’intero palazzo per ricavarne il prezioso materiale dall’impianto elettrico il quale però oggi risulta perfettamente funzionante; ma, nel caso fosse reale tale assurda imputazione, come sarebbe possibile accusarli anche di furto di elettricità? Delle due l’una.

Per quanto riguarda il furto di elettricità bisogna inoltre ricordare che gli occupanti hanno fatto, più volte, richiesta di regolare allaccio per poter pagare la corrente di cui usufruiscono. Tale regolarizzazione non gli è stata però mai accordata.

A rimarcare l’infondatezza delle accuse si aggiungono le numerose attestazioni di solidarietà che i 6 hanno ricevuto da tutti i movimenti di lotta per la casa, dai movimenti studenteschi e universitari, da numerosi centri sociali e associazioni socio-culturali della città che hanno organizzato varie iniziative politiche in loro sostegno.

Per quanto concerne le vicende personali dei 6 occupanti accusati è necessario evidenziare che uno di loro è in gravi condizioni di salute e attende da tempo un intervento molto delicato. Nel corso dei 16 giorni di detenzione gli è stata nei fatti negata la possibilità di una visita specialistica da parte di un chirurgo oncologo.

Siamo sgomenti di fronte a una tale sospensione dei diritti civili nel nostro paese e chiediamo pertanto la fine di qualsiasi restrizione alla libertà di tutti loro. Allo stesso tempo però, al di là delle decisioni del Gip e del tribunale del riesame, non possiamo dirci sorpresi dall’intera vicenda.

Con questo appello vogliamo, difatti, portare all’attenzione generale eventi che altrimenti rimarrebbero rubricati nella cronaca locale, per riannodarli in un discorso politico più ampio che riguarda tanto il disastro urbanistico della città di Roma quanto le ingiustizie sociali che si consumano nel paese in cui viviamo.

La campagna d’autunno di Alemanno è cominciata, per chi non se ne fosse accorto, il primo settembre scorso con lo sgombero dell'ex ospedale Regina Elena. L’edificio di proprietà dell’università (anch’esso abbandonato al degrado da diversi anni) in cui dal 2007 avevano trovato una sistemazione circa 300 nuclei familiari. Ciò che è accaduto il 14 settembre, primo giorno di scuola, a Magliana non è che la prosecuzione di tale campagna. Per i circa 30 bambini che vivono nella Otto Marzo l’anno scolastico è così iniziato sul tetto dello stabile che li ospita insieme alle loro famiglie. Tema dell’insolita lezione, il diritto all’abitare. Il metodo d’insegnamento seguito, invece, è lo stesso degli operai della Insse. All’alba, bambini e genitori sono stati infatti costretti a rifugiarsi sul tetto dell’edificio in cui vivono per difendersi dall’operazione di sgombero.

Nelle ore successive al blitz, il sindaco Gianni Alemanno ha fatto riferimento, commentando l’operazione, all’esistenza di un “vero e proprio racket delle occupazioni”, del quale sarebbero vittime “persone costrette a pagare un affitto e a partecipare a manifestazioni” e altre addirittura “aggredite e malmenate perché non pagavano questi veri e propri pizzi”. Una tesi, quella sottoscritta dal primo cittadino capitolino, che fa eco a quanto più volte sostenuto dal presidente della Commissione Sicurezza del Comune, Fabrizio Santori. Il quale, del resto, nei giorni scorsi aveva avuto modo di lanciare i suoi strali contro il blog del comitato d’occupazione della “Otto Marzo”, definendolo “un canale d’informazione deviato”.

In effetti, la libertà d’informazione sembra essere l’altro nodo della questione esplosa a Magliana. “Ma nun c’avete ‘na famija pure voi?”, gridava un occupante a un carabiniere prima che salisse la tensione. “Io sono come un muratore”, rispondeva l’altro “se il costruttore mi dice che devo fare una casa a forma di piramide, io la faccio”. Mai paragone fu più calzante: sono difatti Il Messaggero e Il Tempo, quotidiani dei costruttori Caltagirone e Bonifaci, ad aver dato risonanza negli ultimi giorni alla campagna dei “si dice” e dei “pare che” contro l’occupazione. Senza che i giornalisti di queste testate siano mai venuti a fare un’inchiesta nell’occupazione di questo quartiere già preda decenni addietro del famigerato sacco di Roma. Gli unici giornalisti main stream a essere venuti nell’ex scuola a fare domande e riprese erano stati quelli di Report, (Il Male Comune, puntata del 31 maggio 2009). Milena Gabanelli aveva spiegato cosa significasse l’auto-recupero della “Otto Marzo” per le famiglie di Magliana, inserendo quest’occupazione nella più generale situazione abitativa e urbanistica romana (questa sì, veramente preoccupante).

Quest’autunno la trasmissione di Rai Tre sembra abbia avuto non pochi problemi a ripartire. Proprio per il giorno degli arresti il comitato d’occupazione aveva indetto una conferenza stampa per prendersi il diritto di replica alla campagna diffamatoria del Messaggero e del Tempo. Qualche muratore ha però costruito una piramide di troppo che ha costretto gli occupanti a ridiscutere la loro agenda.

La vicenda di Magliana e gli arresti dei 6 precari, spingono dunque a una riflessione più ampia sul concetto di libertà di stampa.

Chi oggi ritiene che la profonda crisi democratica che pervade il paese riguardi esclusivamente la programmazione dei palinsesti Rai è destinato a rimanere minoritario. Continuerà, cioè, a restare ostaggio di un populismo che ha gioco facile nell’alimentare l’idea che esista un’élite intellettuale e politica ossessionata a tal punto dalla persona del premier da arrivare a preoccuparsi di quanto accade sotto le sue lenzuola. Le preoccupazioni, destate da quello che si presenta come l’esito più recente di una crisi democratica dalle profonde radici storiche, niente hanno a che vedere con la ripugnanza estetica suscitata dal cattivo gusto di Berlusconi. Se questo è vero, va in egual modo evidenziato che l’inquietudine avvertita da molti non può limitarsi al feroce attacco subito in questi giorni da alcuni quotidiani nazionali, quali La Repubblica e L’Unità. Lo stretto controllo che il potere esercita sulla propria rappresentazione è in effetti fortemente connesso a ciò che si iscrive sulla pelle e nel quotidiano delle persone. Appare evidente, in tal senso, che vi è da tempo un tentativo di far sembrare naturali e ineluttabili processi economico -sociali che invece appartengono alla dimensione dell’agire politico. L’intento è cioè quello di ridurre questioni collettive come il disagio abitativo, la precarietà e la riduzione del potere d’acquisto degli stipendi, a problemi che riguardano il singolo e il suo personale fallimento sociale. Implicazione non trascurabile di questo discorso, ormai egemone, è che coloro che tentano di organizzare nei territori lotte su tali temi sono non solo generici “farabutti”, ma addirittura criminali che attentano all’ordine e alla sicurezza pubblica.

Invitiamo perciò a sottoscrivere questo appello tramite il quale si chiede che i 5 occupanti vengano immediatamente liberati poiché i fatti contestati non sussistono, che le accuse, assurde ed infamanti, vengano ritirate e pubblicamente smentite e, in ultimo, che si faccia piena chiarezza su quella che è una lotta per il diritto all'abitare che non può, e non deve, essere ricostruita come una questione di malavita.

Per aderire a questo appello mandate una e mail con nome, cognome e professione, all’indirizzo: occupa@inventati.org

Comitato di Occupazione Magliana

CSOA Macchia Rossa

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giovedì 8 ottobre 2009

Bologna 8 Ottobre, un altro sfratto bloccato


Da ASIA-Rdb Bologna

Solo grazie al picchetto anti-sfratto organizzato dagli inquilini dell’AS.I.A.-RdB e dagli attivisti di Bologna Prende Casa è stato impedito l’esecuzione di uno sfratto per morosità ai danni di una famiglia monoreddito composta da padre madre e figlio minore in via Tagliamento.
E’ stato ottenuto un rinvio di un mese, tempo che dovrà essere più che sufficiente perché vengano individuate delle soluzioni e perché ogni istituzione, dall’Amministrazione Comunale alla Prefettura si assumano le loro responsabilità, passando dalle parole ai fatti. Parole che hanno visto il riconoscimento dell’emergenza sfratti da parte dell’Assessore alla Casa e la dichiarata disponibilità della Prefettura a trattare il problema.
Come Associazione Inquilini e Assegnatari chiediamo che vengano convocati urgentemente dei tavoli fra le parti sociali per risolvere concretamente l’emergenza abitativa. Gli effetti della crisi sono visibili anche sul territorio bolognese con l’aumento della cassa integrazione e della disoccupazione, che hanno conseguenze immediate sul problema abitativo. Lo scontro tra diritto alla casa e rendita si manifesta con sempre più violenza a scapito dei diritti delle fasce popolari. I lavoratori, gli inquilini sono nel giusto e possono ottenere dei risultati quando difendono la propria esistenza con forme di lotta organizzate.
Uscire dall’emergenza abitativa vuol dire affitto calcolato in base al reddito, ovvero incremento dell’edilizia residenziale pubblica. L’ assegnazione di una casa popolare non deve essere più considerato un lontano miraggio, ma deve diventare un diritto.
AS.I.A.-RdB
Via Monterumici 36/10 Bologna
e-mail: info@bologna.asia.rdbcub.it

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Sabato 10 Ottobre, San Prospero (MO) ,festa organizzata dal Comitato contro lo sgombero di Palazzo Sole


Sabato 10 Ottobre si terrà a San Prospero (MO) dalle 16,00 alle 20,00 la festa organizzata dal Comitato contro lo sgombero di Palazzo Sole. Sosteniamo la lotta del Comitato Palazzo Sole per il diritto alla casa!! Partecipiamo alla festa organizzata dal comitato per Sabato 10 Ottobre.
videopost sul Picchetto antisfratto del Comitato palazzo Sole del 1 Ottobre 2009
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Festa sabato 10 ottobre dalle 16,00 alle 20,00 nei pressi della polisportiva di San Prospero organizzata dal comitato contro lo sgombero.

ALLE 18, POTRETE ASSISTERE ALLA BREVE OPERA TEATRALE

“LE SCIMMIE VERDI”

Di Hamide Barole e Daniele Barbieri interpretato dagli autori

(Hamide Barole poeta e scrittore eritreo - Daniele Barbieri giornalista e scrittore)

Un inquilino a nome del Comitato contro lo sgombero di Palazzo Sole.

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venerdì 2 ottobre 2009

1 Ottobre: PRESIDIO ANTISFRATTO A SAN PROSPERO (MO)


Da http://controinfo-mo.noblogs.org
REPORT PRESIDIO ANTISFRATTO
Grazie al sito di Asia ( http://asia.rdbcub.it/ ) veniamo a conoscenza della esistenza di uno sgombero imminente in un comune vicino a Modena, San Prospero, di quindici famiglie di lavoratori immigrati: come Sportello dei Diritti, una struttura di informazione sui diritti del lavoro cui collaborano sindacalisti RdB-Cub e compagni del Cam, decidiamo di saperne di più e ci rechiamo sul posto la sera di lunedi scorso per parlare con queste famiglie.
Troviamo una situazione molto accogliente, in cui le persone con cui entriamo in contatto ci segnalano la loro disperazione per lo sgombero che sarebbe avvenuto in due momenti dei quali il primo era stabilito per giovedi primo ottobre.
Vista la urgenza del problema, decidiamo di convocare una assemblea per la sera di martedi per proporre la costituzione di un comitato.
Ci presentiamo con uno striscione contro gli sgomberi, dopo aver convocato anche tutti gli altri gruppi politici che riteniamo possano essere sensibili al problema: l'unico a rispondere si rivela essere Rifondazione Comunista e, a sorpresa, un consigliere del PdL che si dichiara indignato per la situazione di Palazzo Sole, così è chiamato il condominio sito in Via Roncaglio,2 a San Prospero (MO).
Naturalmente ogni collaborazione con quest'ultimo è impossibile, ma resta una disponibilità ad uno scambio di informazioni che gli inquilini ritengono importante e che decidiamo di rispettare.
Proponiamo un volantino che il neonato "Comitato di Palazzo Sole" approva collaborando attivamente alla stesura.
Nella giornata di mercoledi il C
omitato distribuisce nelle buche delle lettere del paese e di un'altro limitrofo, 2000 volantini che convocano il presidio contro lo sfratto del Palazzo.
Nel frattempo un consigliere comunale della lista grillo, sensibilizzato sulla questione, ci fa presente che la sera di mercoledi si riunisce il consiglio comunale ed immediatamente si decide di partecipare con dei cartelli in modo silenzioso.
Il consiglio si rivela un momento utile riusciamo a ottenere un incontro aperto a tutti.
L'incontro produce l'emersione di inoppugnabili responsabilità della giunta che con una serie incredibile di atti metodologicamente errati, è la principale responsabile di una situazione di interruzione non volontaria dei pagamenti da parte degli inquilini del palazzo che in passato, per dichiarazione della stessa giunta, erano praticamente tutti regolarmente paganti. Dunque la giunta si rivela essere pesantemente corresponsabile, congiuntamente alla proprietà, di una situazione amministrativamente sfuggita di mano di cui le uniche vittime sono i lavoratori residenti. Nonostante questo, la chiusura del sindaco rispetto ad ogni sollecitazione a bloccare lo sfratto e ad aprire un tavolo di trattativa, si rivela completamente non praticabile per la posizione di chiusura del sindaco e dei suoi più stretti collaboratori.
Quindi il picchetto anti-sfratto diventa l'unica possibilità di poter costruire un rapporto di forza: dalle quattro del mattino militanti di RdB-Cub, del Cam,
della redazione di www.rossocontroinfo.blogspot.com
e di Rifondazione Comunista, raggiunti anche da una delegazione degli sgomberati dal Palazzo Verde di Sassuolo, si trovano sotto il palazzo e si congiungono con gli inquilini che resistono, con qualche avvicendamento, fino alle 8e30 variando tra le 17 e 28 unità.
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A quell'ora 6 macchine tra vigili urbani e carabinieri più un pulmino sempre dei vigili, arrivano sotto la casa assieme all'ufficiale giudiziario.
Chiediamo fin da subito di rinviare l'esecuzione dello sfratto al fine di aprire un tavolo di confronto con le istituzioni: dopo una consultazione tra i tre rappresentanti dell'apparato repressivo dello stato e dopo aver verificato la determinazione del picchetto a svolgere comunque resistenza passiva allo sgombero delle prime quattro unità abitative con due famiglie presenti, viene offerta la disponibilità a rinviare lo sgombero al quindici del mese pur rilevando le generalità di tutti i presenti.
RESISTERE AGLI SFRATTI DI
FENDERE I DIRITTI
da http://asia.rdbcub.it
Volantino del Comitato Palazzo Sole
MODENA: IL COMUNE DI S. PROSPERO ABBANDONA LE FAMIGLIE DI PALAZZO SOLE!
Nasce il “Comitato contro lo sfratto di Palazzo Sole”.
PRESIDIO GIOVEDI' MATTINA A PALAZZO SOLE IN VIA RONCAGLIO, 2.
NO ALLA ILLEGALITÀ DEL COMUNE DI SAN PROSPERO
SI ALLA DIGNITÀ DEI LAVORATORI DI PALAZZO SOLE!
Il comune toglie le case agli operai attraverso un percorso illegale.
In due gradi di giudizio il comune di san Prospero è stato condannato per la disdetta unilaterale del contratto con il proprietario di Palazzo Sole di Via Roncaglio, 2.
Le famiglie non potevano pagare l'affitto perché “stranamente” il comune ha chiuso il conto corrente sul quale effettuare i versamenti: è per questo che le famiglie sono diventate morose, cioè per una precisa scelta delle forze politiche al potere a San Prospero.
Dietro cosa si nasconde?
Forse l'odio per la classe sociale che un tempo era l'emblema della sinistra?
Squallidi pregiudizi razziali alimentati dalla propaganda di destra?
Semplice speculazione?
Difficile capirlo.
Specie quando le istituzioni che dovrebbero difendere le classi sociali più deboli dalla crisi finanziaria, invece sembrano costruire sempre più disperazione.
Specie se le scelte delle amministrazioni mettono bambini appena nati nell'impossibilità di ricevere regolari cure mediche in caso di malattia.
Noi crediamo che ogni donna ed ogni uomo onesto, legato ai valori della resistenza della liberazione antifascista, debba rifiutare la condotta politica delle forze che guidano il paese.
DIFENDIAMO LE FAMIGLIE DI PALAZZO SOLE DALLA ARROGANZA DEL POTERE!
DIFENDIAMO IL DIRITTO ALL'ALLOGGIO DI OGNI FAMIGLIA, PERCHÈ I LAVORATORI E LE LAVORATRICI NON HANNO NAZIONALITÀ!
PARTECIPA CON NOI AL PRESIDIO CONTRO LO SFRATTO GIOVEDI' MATTINA A PALAZZO SOLE IN VIA RONCAGLIO, 2
(a partire dalle 4 di notte!!!)
L'assemblea fondativa del “Comitato contro lo sfratto di Palazzo Sole” tenutasi la sera del 29 settembre promuove il comitato, l'iniziativa ed è firmataria di questo volantino.

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martedì 29 settembre 2009

Bologna Via Pontevecchio: i risultati di una lotta!

Con il procedere della crisi, dei licenziamenti, della cassa integrazione, sono sempre più numerose le famiglie di lavoratori che non riescono più a pagare l'affitto. Gli sfratti stanno aumentando in misura notevole. Da un giorno all'altro famiglie di lavoratori si trovano in mezo alla strada. In questo video un importante esempio di mobilitazione e di vittoria dell'Associazione Inquilini Assegnatari di Bologna (ASIA RdB). Nel video le immagini del picchetto antisfratto e della protesta sul tetto del 23 e 25 settembre in via Pontevecchio.


Comunicato ASIA RdB Bologna
Via Pontevecchio: i risultati di una lotta!
Si è concluso dopo otto ore il picchetto anti-sfratto e l’occupazione dei tetti di via Pontevecchio 74, durante il quale c’è stato uno spropositato utilizzo di forze dell’ordine.La mobilitazione dell’Associazione Inquilini Assegnatari (AS.I.A.-RdB) ha permesso che la famiglia sotto sfratto trovasse un nuovo alloggio.Grazie alla lotta, si è riusciti a evitare che un'altra famiglia rimanesse senza una casa a Bologna.Ringraziamo la solidarietà portataci attivamente da Bologna Prende Casa e dal Circolo Iqbal Masih.La determinazione e la resistenza degli inquilini ha portato ad una immediata trattativa con la proprietà, successivamente sollecitata anche dall’Amministrazione, che fino al giorno prima si era dichiarata impossibilitata ad intervenire. Il picchetto e l’occupazione del tetto sono riusciti a rendere meno impossibile una possibile soluzione.Questa risultato deve essere preso ad esempio da tutti gli inquilini, che subiscono l’emergenza abitativa e una precarietà sociale diffusa: l’unità, la solidarietà e la lotta sono gli unici mezzi che hanno per ottenere dei risultati. La famiglia ha trovato un alloggio, tuttavia questa vicenda mette in luce le carenze di questa Amministrazione Comunale, che non è in grado di garantire ai suoi cittadini una politica abitativa adeguata.Ci auguriamo che questa giornata acceleri un percorso che riesca a individuare delle soluzioni condivise per affrontare il problema casa a Bologna.La soluzione per risolvere il problema dell’emergenza abitativa è incrementare e sviluppare l’edilizia residenziale pubblica, la sola garanzia per gli inquilini contro la rendita.
Associazione Inquilini Assegnatari (AS.I.A.-RdB) info@bologna.asia.rdbcub.it www.asia.rdbcub.it

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