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sabato 19 giugno 2010

19 Giugno GIORNATA dell' EROISMO- GIORNATA DEL RIVOLUZIONARIO PRIGIONIERO


Nel video le immagini di una dimostrazione di prigioniere politiche del Partito Comunista del Perù all'interno di un carcere durante gli anni 80.


19 giugno Giornata dell' Eroismo

Il 19 giugno del 1986, nelle carceri peruviane del Fronton, Lurigancho e Callao, centinaia di prigionieri politici e di guerra del Partito Comunista del Perù in rivolta contro i piani di trasferimento e concentramento portati avanti dal regime peruviano furono massacrati dalle forze armate peruviane.
Truppe d'assalto di tutte e tre le armi con armamento e mezzi da guerra assaltarono le carceri, bombardarono dall'alto i padiglioni in cui si erano asserragliati i prigionieri in rivolta, falciarono con mitraglia e granate i prigionieri.
In 300 morirono dopo aver rifiutato ogni falsa proposta di accordo, consapevoli del costo che il nemico gli avrebbe fatto pagare per la loro fermezza. Scelsero di dare la vita per il loro popolo, il partito e la rivoluzione, resistendo e
combattendo fino all'ultimo, come poterono, con le armi rudimentali che erno riusciti a costruirsi in cella.
Da allora il Partito Comunista del Perù ha chiamato il 19 giugno “Giorno dell'eroismo” e, a livello internazionale, si è andata affermando la tradizione di rivivere in questa giornata la memoria di quella battaglia e sacrificio eroici in unità coi prigionieri che lottano oggi per trasformare le galere dell'imperialismo in “luminose trincee di combattimento”.
E, cioè, non solo trincee di resistenza contro la toruta, l'isolamento e annientamento dei rivoluzionari ad opera degli aguzzini al servizio degli imperialisti, ma avamposti di lotta contro gli stati dell'imperialismo per la rivoluzione proletaria, parte della lotta di classe, fusa e non separata da esse.
Il “Giorno dell' Eroismo” non è la denuncia di uno dei più efferati crimini contro i rivoluzionari prigionieri da rinnovare nella solidarietà con chi ancor oggi vive la prigionia politica, ma la memoria di una vittoria morale, politica e militare che i comunisti in Perù conquistarono sul campo, incarnando il principio per cui, quale che sia il costo da pagare, i comunisti non smettono di combattare e di colpire come possono il nemico.

Anche nelle carceri dei paesi imperialisti la borghesia coltiva lo stesso spirito e illusione di “soluzione finale” contro i prigionieri rivoluzionari che muove la mano genocida dei regimi servi dell'imperialismo nei paesi oppressi. L'inasprimento delle condizioni di detenzione dei prigionieri politici con l'applicazione del 41 bis in Italia, la dispersione dei prigionieri, l'allontanamento dalle loro famiglie sono parte delle tecniche di annientamento psicofisico, teso a piegare e cancellare l'identità rivoluzionaria dei detenuti.

Il 19 giugno è sempre stata anche una giornata di lotta contro la repressione politica e sociale. Le carceri dell'imperialismo annientano e uccidono tutti i giorni proletari e immigrati che riempiono penitenziari e CIE, dove sono realtà quotidiana condizioni di detenzione subumane, sovraffollamento inverosimile, abusi, suicidi.
Infine, le migliaia di procedimenti giudiziari, montature, arresti, multe e condanne che colpiscono i protagonisti di lotte sociali e oppositori politici rendono la repressione e la prigionia politica un fenomeno dalle dimensioni di massa.

Viva il 19 giugno, Giorno dell' Eroismo!

Viva la lotta internazionale dei prigionieri politici e di guerra!

Libertà per tutti i compagni arrestati!>

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giovedì 17 giugno 2010

FESTEGGIAMENTI PER I PRIGIONIERI MAOISTI MAROCCHINI LIBERATI



Questa canzone parla del movimento marocchino maoista. Il video è stato prodotto durante i festeggiamenti degli studenti di Marakech in occasione della liberazione di alcuni prigionieri politici.

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lunedì 31 maggio 2010

BOLOGNA: manifestazione contro l'attacco di Israele alle navi umanitarie dirette a Gaza



Contro l’aggressione israeliana alla Freedom Flottilla e in concomitanza con le manifestazioni che si svolgevano in oltre 20 città italiane, anche a Bologna si sono spontaneamente riuniti alle 17 in Piazza Nettuno quasi un migliaio di persone di varie realtà politiche e sociali della città solidali con la Palestina.
Un corteo spontaneo, partito da Piazza Nettuno, si è mosso per via Ugo Bassi per raggiungere Piazza Prefettura da cui si è fatto ritorno in Piazza Nettuno. È stato denunciato l’inaudito attacco militare israeliano in cui sono stati assassinati 19 attivisti internazionali delle imbarcazioni della Freedom Flottilla dirette a Gaza per portare aiuti umanitari; è stata espressa solidarietà ai 700 attivisti internazionali aggrediti e con la resistenza palestinese; è stato chiesto un serio intervento di condanna internazionale su Israele; ci si è dati appuntamento domani 1 giugno alla 19,00 al Festival sociale delle culture antifasciste in via Togliatti per un'assemblea cittadina e il 2 giugno alle 10 in Piazza Maggiore.

L’attacco terrorista israeliano in acque internazionali dovrebbe ormai lasciar da parte tutte le ipocrisie di chi ha sempre difeso e sostenuto la politica di occupazione, distruzione, massacri, aparthei
d e discriminazione messe in atto da Israele da oltre sessanta anni. È chiarissima del resto l’aggressività e l’arroganza di uno Stato che ha sempre agito nella consapevolezza della totale impunità a livello internazionale. Ultime dimostrazioni, giunte alla ribalta dei media, di tale arroganza vanno dal noto massacro di Gaza, allo sgombero dei palestinesi dalle loro case in Gerusalemme est, fino al recente rifiuto della firma dell’accordo di non proliferazione nucleare.

L’assassinio degli internazionali pesa sulla coscienza di Israele ma anche di tutti gli Stati che hanno a
vallato in silenzio, non solo il massacro di Gaza, ma anche il completo isolamento della Striscia di Gaza in cui le condizioni di sopravvivenza umiliano pesantemente la dignità umana. L’isolamento sta portando addirittura all’avvio della costruzione del Muro di acciaio sul confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto finanziato dagli Stati Uniti che isolerà materialmente questa striscia di terra ormai da anni definita prigione a cielo aperto.

Politici internazionali e italiani hanno preso le distanze dall’attacco ma ora ci aspettiamo che alle espressioni
verbali di condanna seguano sanzioni internazionali contro Israele; chiediamo che l’Italia faccia pressione per l’attivazione di tali sanzioni e che interrompa tutte le collaborazioni con Israele. Chiediamo che aziende e istituzioni pubbliche, a partire dalla Regione Emilia Romagna, istituzioni accademiche, di ricerca interrompano le collaborazioni commerciali, scientifiche, culturali con Israele; invitiamo tutti al boicottaggio dei prodotti israeliani in solidarietà con la Freedom Flottilla e con la Resistenza Palestinese.

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martedì 11 maggio 2010

BOLGONA: solidarietà coni lavoratori greci


Sabato 7 maggio, si è svolto un sit in davanti al consolato greco in molte città tra cui Bologna, in solidarietà ai lavoratori greci colpiti duramente dalle misure restrittive del patto di austerità intrapreso dal governo Papandreu. Ecco il video

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venerdì 7 maggio 2010

SCONTRI IN GRECIA E ASSALTO AL PARLAMENTO


Gli istituti finanziari internazionali – gli stessi che hanno inondato il mondo con fondi spazzatura determinando la più grave crisi economica mai conosciuta, che sono stati salvati dal fallimento con l’aiuto generosissimo dei governi occidentali a spese dei contribuenti – hanno determinato il collasso della Grecia.
Ora a pagare saranno i soliti di sempre: lavoratori pubblici a cui vengono tagliate indennità e tolte 13^ e 14^, pensionati a cui vengono congelate le pensioni, dipendenti privati che si vedono togliere il 15% dei propri salari e poi aumento dell’età pensionabile a 67 anni, privatizzazione dei servizi pubblici, aumenti dell’IVA, blocco delle assunzioni, liberalizzazioni del mercato del lavoro e precarietà e licenziamenti a dismisura.
La Grecia dovrà restituire complessivamente 110 miliardi di euro, il cui peso ricadrà tutto sulle spalle dei lavoratori e dei ceti popolari, e già la speculazione ha messo nel mirino Portogallo, Spagna, Irlanda e la stessa Italia non se la passa troppo bene..
Contro le misure predisposte dal Governo ‘socialista’ nelle scorse settimane sono scesi in piazza e hanno scioperato milioni di lavoratori, un altro sciopero di due giorni, 4 e 5 maggio, sta già paralizzando il paese.
Sosteniamo la resistenza dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati greci a cui un sistema economico basato sulla speculazione e sul profitto sta togliendo il futuroType rest of the post here

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lunedì 3 maggio 2010

Grecia: 1 maggio in piazza e scontri


Grecia: 1° maggio in piazza e scontri. Il 5 maggio nuovo sciopero generale contro il massacro sociale targato UE-FMI
di Marco Santopadre *

Primo maggio in piazza per i lavoratori greci scesi in strada a decine di migliaia, per l’ennesima volta, contro il governo e i tagli imposti da Bruxelles. Circa 50 mila persone hanno manifestato ad Atene dando vita a tre diversi cortei che si sono congiunti in Piazza Syntagma, davanti alla sede del Parlamento. Il corteo più imponente è partito in mattinata dal Politecnico dietro lo striscione bianco "La crisi la paghino le banche". In piazza, gomito a gomito con gli anarchici protenienti dal quartiere di Exarchia, mamme con carrozzine, operai, portuali, la comunità del Bangladesh ad Atene, il Partito dei lavoratori comunisti iraniani e le associazioni anti-razziste.
La partecipazione alla manifestazione è stata largamente superiore alle attese. "Non siamo mai andati in piazza in vita nostra - raccontano ad un’agenzia di stampa Omonia Mikis e Virginia Mikaloupolos, freschi sposi di 28 anni - Ora però siamo arrivati a un limite oltre cui non possiamo andare e siamo qui". Lui è insegnante di informatica a una scuola superiore e da fine marzo il suo stipendio è sceso del 15%, da 1.200 a 1.030 euro. "E non è finita - aggiunge - Se il Parlamento approverà il piano di Papandreou, da maggio prenderò 850 euro". Che fare? Virginia, assistente in uno studio di dentista è scoraggiata: "Così di sicuro non si può andare avanti. Non avrei mai pensato di arrivare a questo punto, ma da qualche settimana stiamo davvero pensando di provare a emigrare".

Un altro corteo, il primo ad arrivare davanti al Parlamento, era animato dai pensionati, dalle donne e dai lavoratori chiamati in piazza dal Pame, il sindacato del Partito Comunista. ''Basta, é arrivata l'ora di un grande fronte popolare'' ha detto dopo la manifestazione di oggi la segretaria del partito comunista ellenico (Kke) Aleka Papariga che, parlando con i giornalisti davanti al Parlamento, ha affermato che i miliardi dell'Ue e del Fmi ''non significano nulla per il popolo greco, che continuerà ad essere sfruttato dal capitale''. ''E' arrivata l'ora di dire basta! ha aggiunto -Non dobbiamo piu' indugiare, dobbiamo costituire un grande fronte popolare degli operai e degli agricoltori per giungere ad un radicale rovesciamento'' del ''putrefatto sistema politico greco''.

''In autunno vi sarà un'esplosione sociale'' ha detto invece Liana Kanelli, deputata del Partito comunista greco (Kke). ''Questo che vedete qui oggi é solo l'inizio'' dice Kanelli, figura carismatica del Kke e membro della commissione esteri del partito. ''Tra quattro o cinque mesi, in autunno, ci sarà un'esplosione sociale perché lavoratori e pensionati non possono sopportare una riduzione del 30% dei loro redditi in un paese già ben al di sotto della media europea''. Kanelli dice che ''il debito é l'unica ricchezza del popolo greco'' e aggiunge che il Kke non vuole rinunciare all'Europa, ma invoca ''un' Europa dei popoli e non del capitale''. Il Kke, insieme agli altri gruppi della sinistra riuniti nella coalizione Syriza, si oppone al ricorso agli aiuti dell'Europa e del Fmi. ''Possiamo farcela da soli tassando il grande capitale, riducendo le spese a cominciare da quelle militari, costringendo l'Europa a pagare per il controllo delle frontiere e facendo sacrifici'' dice Kanelli assicurando che la un numero sempre maggiore dei Greci comincia a pensarla cosi'.
Rabbia e paura sono i sentimenti predominanti tra i Greci oltre la metà dei quali sono pronti a scendere in piazza a protestare se saranno approvate i nuovi tagli che si aggiungono a quelli già imposti dai socialisti al governo nei mesi scorsi. Lo rivelano sondaggi pubblicati nelle ultime ore, secondo i quali solo il 50,6% dei cittadini riconosce che il sostegno internazionale é necessario per superare la crisi. Un'inchiesta pubblicata dal settimanale Proto Thema rivela che oltre il 51% dei cittadini é pronto a scendere in piazza il prossimo 5 maggio in occasione dello sciopero generale proclamato sia nel settore pubblico sia in quello privato, se il governo approverà, come scontato, le nuove misure che ridurranno del 30% il potere di acquisto dei lavoratori e ancor di più quello dei pensionati. Secondo un altro sondaggio pubblicato dal quotidiano socialista To Vima, il 61,8% dei Greci ha provato rabbia per l'intervento del Fmi, o paura di una grave recessione economica come conseguenza delle misure previste contro la crisi finanziaria: tagli salariali, sia nel settore pubblico che privato, tasse, congelamento dell'impiego pubblico e riforma delle pensioni. Il 70,5% è contrario ai tagli nel settore privato. La maggioranza dei Greci, secondo il sondaggio di Proto Thema, vuole che Papandreou accetti di costituire un governo di unità nazionale con gli altri partiti, tutti contrari all'intervento del Fmi, per il bene del paese.
I giornali, a proposito delle manifestazioni, parlano di piccoli gruppi di ‘anarchici’ che avrebbero ingaggiato i soliti, rituali scontri con la Polizia. Ma a guardare le immagini diffuse dai media sulla giornata di oggi e sulle manifestazioni di giovedì e venerdì si vede benissimo che a partecipare agli scontri non sono solo i giovani incappucciati e preparati, aderenti all’area anarchica, ma anche giovani e lavoratori a volto scoperto.

Oggi intorno alle 12:00, quando il grosso dei tre cortei avevano già raggiunto la destinazione finale, un gruppo di manifestanti ha lanciato un paio di potenti petardi contro il ministero delle Finanze, che sorge su un lato di piazza Syntagma, e la polizia in assetto anti-sommossa li ha caricati esplodendo candelotti lacrimogeni. Pochi minuti dopo gli anticapitalisti hanno cominciato un fitto lancio di sassi e altri oggetti contro i poliziotti e un camioncino della Tv di Stato Ert. Un altro camioncino della Ert era stato assalito e dato alle fiamme un'ora prima davanti alla sede della vecchia Università, in viale Vanizelos. A quel punto é cominciato un confronto che è proseguito per circa un ora, con un centinaio di manifestanti che, armati di grossi bastoni, hanno prima scagliato alcune bottiglie incendiarie contro i cordoni posti a difesa del Ministero, e poi li hanno addirittura caricati. Allontanati da piazza Syntagma dalle cariche dei reparti antisommossa, i manifestanti hanno continuato il lancio di sassi e petardi lungo viale Venizelos, cercando di bloccare il passo ai poliziotti mettendo di traverso cassonetti incendiati, panchine, cabine telefoniche sradicate, pannelli strappati alle fermate degli autobus. Anche i gradini della Chiesa di San Dionigi sono stati presi a martellate per ricavarne sassi da lanciare contro la Polizia.
Scontri si sono verificati in contemporanea davanti al Ministero degli Esteri, sempre nel centro della capitale ellenica. Anche qui un nutrito gruppo di manifestanti muniti di bandiere rosse ha attaccato un cordone di polizia posto a protezione del dicastero. Nel frattempo gruppi di anticapitalisti prendevano a martellate le vetrine corazzate dell'Hotel Grande Bretagne, ritenuto dai manifestanti la sede del «governo ombra dei plutocrati» perché vi alloggia la troika della Ue-Fmi e Bce con cui il Governo dovrà firmare un piano di tagli draconiani che lasciano intatti i privilegi delle classi possidenti.

Anche oggi, così come nei giorni scorsi, gli scontri si sono avuti comunque al margine e in maniera complementare rispetto alle grandi manifestazioni popolari che ormai percorrono Atene e le principali città elleniche quasi quotidianamente dall’autunno scorso: secondo alcune fonti ci sarebbero stati alcuni arrestati. Il prossimo 5 maggio tutti i sindacati hanno indetto un nuovo sciopero generale che bloccherà il paese. Ma per gli analisti è assai difficile che la piazza riesca a convincere Papandreou a fare marcia indietro. Il premier continua a ribadire che non c'è alternativa al suo piano: «È in ballo la stessa sopravvivenza della Grecia in quanto nazione, nelle trattative che Atene sta portando avanti con Ue e Fmi sugli aiuti che ha richiesto. La sopravvivenza della nazione è la nostra linea rossa».
Le condizioni imposte dal Fmi e dall’Ue per garantire gli aiuti - 120 miliardi in tre anni, 9 entro il prossimo 19 maggio per non far finire il paese in default - sono durissime. Gli aiuti, concessi a rate solo dopo che i controlli mensili sull'implementazione del piano verranno confermati da ispettori della Ue-Fmi, saranno concessi in cambio di un piano che prevede un gigantesco taglio del deficit pari al 10% nel 2010-2011 tutto a spese della classe lavoratrice. Un piano lacrime e sangue che attacca soprattutto i salari, congela le assunzioni e introduce una maggiore flessibilità contrattuale come l'abolizione dell'obbligo del ricorso all'arbitrato per i licenziamenti nel settore privato. Inoltre l'età pensionabile verrà portata a 67 anni. Si tratta di misure per 24 miliardi di euro che prevedono anche un aumento dell’IVA dal 21 al 23% (si tratta del secondo aumento quest’anno), l’abolizione di 13esime e 14esime per il pubblico impiego, la chiusura di circa 800 enti pubblici definiti inutili (con corrispondenti licenziamenti), privatizzazioni, con la vendita di aziende di Stato e immobili. Un massacro sociale che colpirà come una mannaia il già provato popolo greco. Ma che non soddisfa gli appetiti dei governi e dei poteri forti che sulla pelle dei greci stanno tentando di approfittare della crisi economica internazionale per ridisegnare i rapporti di forza a favore del capitale e delle potenze centrali dell’Unione Europea. Oggi la cancelliera tedesca Angela Merkel, nel corso di un'intervista al settimanale Bild am Sonntag, è tornata ad avvertire i partner dell’UE che da ora in poi chi non rispetta le regole di bilancio perderà il diritto di voto nell'area euro, in nome di una maggiore stabilità della moneta unica. «Alla fine, in futuro dovrà essere possibile togliere il diritto di voto, almeno temporaneamente, a quei Paesi che non rispetteranno i loro impegni - ha detto la Merkel in una esplicita nuova minaccia nei confronti di Atene ma anche degli altri paesi sui quali potrebbe abbattersi l’ascia del risanamento: Spagna, Portogallo, Irlanda… e Italia.

* Direttore Radio Citta' Aperta

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venerdì 30 aprile 2010

[ Bruxelles 28/4/2010] In piazza al fianco di Cuba


A Bruxelles una nuova bella giornata europea di solidarietà politica
e di lotta al fianco di Cuba.

Una bellissima giornata quella di ieri a Bruxelles e non solo per il caldo sole ma anche perchè esso ha illuminato il partecipatissimo sit in piazza Schuman, davanti alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo, a sostegno di Cuba da parte della solidarietà italiana ed europea.

Questa potrebbe essere la sintesi del sit in per opporsi al vergognoso voto contro Cuba delle scorse settimane al Parlamento Europeo; organizzato dallAssociazione nazionale di Amicizia Italia-Cuba, Nuestra America e dalla Associazione La Villetta per Cuba, hanno aderito e partecipato tantissime associazioni europee di solidarietà con Cuba, partiti comunisti e del lavoro europei (a cominciare dal Partito Lavoratori Belgio (PTB), Rete dei Comunisti per lItalia, Partido Comunista Danese, Pôle de Renaissance Communiste en France (PRCF), PC Francia e Juventud Comunista (del PC Francia) Akel (Cipro), e vari europarlamentari, mancavano quelli italiani.

Il nostro secondo appuntamento della campagna di mobilitazione unitaria, dopo il sit in di fronte alla Rai a Roma, si è trasformato in una bella e importante manifestazione europea con un forte e chiaro significato di risposta contro la vergognosa campagna politica e massmediatica che ha lobiettivo politico di attaccare lautodeterminazione e la sovranità del governo e il processo di autodeterminazione popolare della rivoluzione cubana. Un grande risultato dal quale dobbiamo trarre nuovi stimoli per le restanti due manifestazioni che svolgeremo il 6 maggio davanti al Corriere della Sera a Milano e quello conclusivo, verso fine maggio, a Roma.

Anche sotto il punto di vista politico dobbiamo registrare un bel successo. La delegazione composta da Sergio Marinoni e Andrea Genovali per Italia-Cuba, Luciano Vasapollo per Nuestra America e Luciano Iacovino per La Villetta, insieme a tre rappresentanti della solidarietà francese, belga e tedesca,è stata ricevuta al Parlamento Europeo ed ha potuto incontrare il deputato del PC del Portogallo, Joao Ferreira. Incontri importanti anche con il deputato di Akel (Cipro) Takis Hadjigerrgiou, con il deputato Willy Meyer di Izquierda Unida, con il deputato Geogis Toussas del PC di Grecia e con il deputato Jacky Hénin del PC di Francia.

Con tutti loro, ed in particolare con il deputato del PC portoghese, si è discusso della vergogna rappresentata dal voto della risoluzione dell11 marzo e delle notizie raccolte in merito alla preparazione di altre risoluzioni ostili a Cuba. Tutto ciò dimostra ancora una volta la politica dei due pesi e due misure della UE sempre schierata con gli interessi USA e contro lautodeterminazione dei popoli, evidenziando sempre più il carattere imperialista e neoliberista di questa costruzione europea dei grandi potentati politico-economico-finanziari.

Con tutti gli eurodeputati abbiamo parlato su come, insieme, si possa cercare di far diventare la nostra solidarietà sempre più concreta e incisiva a sostegno della Rivoluzione cubana. Le associazioni hanno invitato il Parlamento Europeo ad occuparsi della crisi economica, dei disoccupati e dei precari in Europa piuttosto che della situazione interna a Cuba. Le associazioni italiane hanno chiesto di poter essere ascoltate in una audizione della commissione che si occupa della democrazia nel Parlamento Europeo per potersi confrontare in un dibattito sostanziale e non strumentale sulle forme democratiche di partecipazione nei vari paesi. . Limpegno è stato quello di cercare di costruire una sempre più forte rete di solidarietà europea con Cuba, sia sociale che istituzionale, per dimostrare che i popoli europei stanno con Cuba e non con i voleri di Washington

Lunica nota negativa che vogliamo evidenziare, è stata la totale assenza degli europarlamentari italiani che hanno, anche in questo caso, dimostrato la loro insensibilità, e contrarietà, nei confronti di Cuba e, soprattutto, con le associazioni e le organizzazioni italiane che scelgono il terreno della lotta per esprimere la loro solidarietà militante al popolo , al governo e al Partito Comunista cubani .

Gli Organizzatori e Promotori:
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Nuestra America (membro della Rete delle Reti in Difesa dellUmanità)
Associazione La Villetta per Cuba

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lunedì 12 aprile 2010

[11/4/2010] Afghanistan, fermati a Lashkargah tre operatori italiani di Emergency


Sono accusati di coinvolgimento in un complotto per uccidere il governatore dell'Helmand. Emergency: "Accusa ridicola"

Tre operatori italiani dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, nella provincia meridionale di Helmand, sono stati fermati dalle forze di sicurezza afgane e dalle truppe britanniche Isaf (entrate armate nell'ospedale: VIDEO) con l'accusa di coinvolgimento in un complotto per organizzare attentati suicidi e per assassinare il governatore locale, Gulab Mangal. I tre italiani sono Marco Garatti, coordinatore medico del progetto di Emergency in Afghanistan, Matteo Dell'Aira, infermiere capo dell'ospedale di Lashkargah, e Matteo Pagani, logista dello stesso ospedale. Assieme a loro sono stati fermati altri sei dipendenti afgani dell'ospedale. Secondo Daud Ahmadi, portavoce del governatore di Helmand, le forze di sicurezza che hanno fatto irruzione nell'ospedale di Emergency hanno trovato nel magazzino dell'ospedale giubbotti esplosivi, granate e armi da fuoco. Non si sa dove i nove fermati siano detenuti. La sede milanese dell'ong non e' ancora riuscita a parlare con loro.

La reazione di Emergency. "Quando abbiamo provato a chiamare il telefono di uno dei nostri operatori - ha dichiarato Maso Notarianni, responsabile comunicazione di Emergency - ha risposto un uomo che si e' qualificato come appartenente alle 'forze britanniche Isaf', ci ha assicurato che gli italiani erano con lui e stavano bene, ma non ce li ha passati". "L'accusa di un qualsiasi complotto o del favoreggiamento di qualsiasi azione violenta è assolutamente ridicola", ha detto Notarianni. "Chiunque, qualsiasi afghano medio, ridirebbe del fatto che qualunque membro dello staff di Emergency possa complottare alcunché. Dal ministro Frattini ci aspettiamo che faccia immediatamente rilasciare i nostri medici e che esiga che la situazione torni alla normalità. L'ospedale di Lashkargah opera in una situazione difficile nella provincia di Helmand è in corso da settimane un'operazione militare che ha colpito molti civili, che spesso non potevano ricevere alcun soccorso". La Farnesina, dal canto suo, "ribadisce la linea di assoluto rigore del governo italiano contro qualsiasi attività di sostegno diretto o indiretto al terrorismo in Afghanistan, così come altrove" e che "i medici italiani in stato di fermo lavoravano in una struttura umanitaria non riconducibile ne' direttamente ne' indirettamente alle attività finanziate dalla cooperazione italiana".

La parole di Gino Strada. Per Gino Strada, fondatore di Emergency, "Le accuse mi sembrano delle assurdità talmente grosse da non prenderle in considerazione. Mi auguro che nessuna anima bella le prenda in considerazione: e' come se in Italia si facesse circolare la voce che Don Ciotti sta complottando per uccidere il papa, e mi scuso con il mio amico per questo esempio. È vero - continua Strada - che il progetto che Emergency sta portando avanti in Afghanistan non è finanziato dalla cooperazione, ma ha ricevuto la 'conformità' del ministero degli Esteri, termine tecnico per dire che la Farnesina riconosce quel progetto e lo avalla, quindi non è vero che si possono tirare fuori". Sulle armi rinvenute nell'ospedale, Strada ha detto: "Non posso escluderlo, come non posso escludere che qualcuno possa entrare con una pistola in qualunque ospedale italiano". "Emergency in Afghanistan, e soprattutto in quella regione, è un testimone scomodo di quanto fanno le forze di occupazione e una specie di governo ai danni della popolazione", continua Strada. "Siamo scomodi perché' abbiamo denunciato che veniva addirittura impedito di assistere i civili feriti nella recente campagna di attacchi dove bambini e donne sono stati colpiti duramente. Sono in molti in questa zona a partecipare all'occupazione militare, fra cui gli italiani".

Enrico Piovesana per Peace Reporter

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martedì 6 aprile 2010

CUBA: un nuovo attacco dall'Unione Europea


Il discorso del presidente cubano, Raúl Castro, nella clausura la domenica dell'IX Congresso dell'Unione di Giovani Comunisti nel Palazzo di Convenzioni di L’’Avana il 4 aprile scorso.
Delegati e invitati,

Il nostro è stato un buon Congresso, infatti, lo stesso ha incominciato nell’ottobre dell’anno scorso con le riunioni libere alle quali hanno partecipato centinaia di migliaia di giovani, poi ha continuato con le assemblee di rendiconto delle organizzazioni di base e dei comitati municipali e provinciali, laddove hanno presso forma gli accordi adottati in queste sessioni finali.

Se una cosa è stata abbondante nei più di cinque anni trascorsi dal momento in cui Fidel ha chiuso il VIII Congresso dell’Unione di Giovani Comunisti, in data 5 dicembre 2004, è stato proprio il lavoro e le sfide.

Questo Congress
o si tiene in mezzo ad una delle più feroci ed ordite campagne mediatiche contro la Rivoluzione Cubana lungo i suoi 50 anni di vita, tema che, per forza, affronterò più avanti.

Anche se non ho potuto partecipare alle assemblee precongressuali, sono stato, tuttavia, informato in merito. Conosco che si è parlato poco della possibilità di centrarsi nei problemi, guardandosi internamente e senza usare più tempo del necessario per valutare i fattori esterni. Questo è lo stile che deve contraddistinguere permanentemente il lavoro dell’Unione dei Giovani Comunisti, davanti a coloro che si dedicano a cercare la pagliuzza nell’occhio estraneo invece di consacrarsi a quello che gli spetta.

E’ stato soddisfacente ascoltare ai giovani che lavorano nella produzione spiegare con orgoglio e parole semplici il lavoro che svolgono, senza appena menzionare difficoltà materiali e ostacoli burocratici che gli c
olpiscono.

Molte delle insufficienze esaminate non sono nuove, esse hanno scortato l’organizzazione da molto tempo, a proposito di esse, i congressi precedenti hanno adottato i relativi accordi e tuttavia si ripetono in maggior o minor misura, il che è una dimostrazione dell’insufficiente sistematicità e rigore nel controllo del loro adempimento.

A questo punto occorre ripetere qualcosa sulla quale hanno insistito i compagni Machado e Lazo, che hanno presieduto numerose assemblee: il Partito è anche responsabile d’ogni insufficienza del lavoro dell’Unione dei Giovani Comunisti, soprattutto dei problemi nella politica di quadri.

Non dobbiamo permettere che, ancora una volta, i documenti approvati diventino lettera morta oppure che siano
dimenticati nei cassetti a modo di memorie. Loro devono essere la guida per l’azione di tutti i giorni a livello dell'Ufficio Nazionale e dei singoli militanti. La sostanza è stata ormai concordata da voi, e adesso occorre lavorare.

Alcuni sono molto critici nel riferirsi alla gioventù d'oggi e dimenticano che anche loro sono stati una volta dei giovani. Sarebbe illusorio pretendere che i Giovani d’oggi siano come quelli di altre epoche, un saggio adagio dice: gli uomini somigliano di più il loro tempo dei loro genitori.

I giovani cubani sono stati sempre disposti a fare fronte alle sfide e così l’hanno dimostrato nel lavoro per risanare i danni cagionati dagli uragani, nella lotta contro le provocazioni del nemico e nella difesa, potrei menzionare tanti altri.

La media d’età dei delegati al Congresso è di 28 anni, quindi, tutti hanno vissuto gli anni difficili del periodo speciale e hanno partecipato agli sforzi del nostro popolo per preservare i successi del socialismo in mezzo ad una situazione economica molto complessa.

E’ importante che l'avanguardia della gioventù sia al corrente della realtà economica, quindi, la Commissione dell’Ufficio Politico, considerando l’esperienza positiva dell’esame fatto in merito dai Deputati dell’Assemblea Nazionale, ha deciso di fornire alle assemblee municipali dell’Unione dei Giovani Comunisti un’informazione che descrive, con crudezza, la situazione attuale e le prospettive in questa materia, informazione che è stata ricevuta da oltre 30 mila giovani militanti, così come dai principali dirigenti del partito, delle organizzazioni di massa e dirigenti ai diversi livelli.

La battaglia economica è oggi, più che mai, il compito principale ed il centro del lavoro ideologico dei quadri, perché da essa dipende la sostenibilità e la preservazione del nostro sistema sociale.

Senza un’economia solida e dinamica, senza l’eliminazione delle spese inutili ed lo spreco, non si potrebbe andare avanti nell’elevazione del livello di vita della popolazione, né sarebbe possibile mantenere e affinare gli elevati livelli raggiunti in materia d’istruzione e di salute che gratuitamente sono alla portata di tutti i cittadini.

Senza un’agricoltura solida ed efficiente, sviluppata con le risorse di cui disponiamo, senza sognare con i grande stanziamenti di altri tempi, non possiamo aspirare a sostenere ed elevare l’alimentazione della popolazione, che dipende ancora in grande misura dell’importazioni di prodotti che possono essere fabbricati a Cuba.

Senza che le persone avranno bisogno di lavorare per vivere, tutelate dai regolamenti statali assai paternalisti ed irrazionali, mai incoraggeremo l’amore per il lavoro, né daremo soluzioni all’assenza cronica di lavoratori edili, operai agricoli e industriali, insegnanti, poliziotti ed altri mestieri indispensabili che progressivamente scompaiono.

Senza la conformazione di un fermo e sistematico rifiuto sociale alle illegalità e le diverse manifestazioni di corruzione, continueranno non pochi, arricchiti a costo del sudore della maggioranza, diffondendo attitudini che attaccano direttamente l’essenza del socialismo.

Se manteniamo gli organici gonfiati in quasi tutti gli ambiti del daffare nazionale e paghiamo salari che non corrispondono con i risultati, elevando la massa di denaro in circolazione, non possiamo pensare che i prezzi fermino la loro salita continua, deteriorando il potere d’acquisto della popolazione. Sappiamo che ci sono centinaia di migliaia di lavoratori eccedenti nei settori non autosufficienti ed imprenditoriale; alcuni esperti stimano che l’eccesso di posti di lavori oltrepassa il milione di persone e questo e questa è una questione molto sensibili che dobbiamo affrontare con fermezza e senso politico.

La Rivoluzione non abbandonerà nessuno, lotterà per la creazione delle condizioni perché tutti i cubani abbiano impieghi degni, ma non si tratta che lo Stato si occuperà di sistemare a ciascuno dopo varie offerte di lavoro. I più interessati a trovare un lavoro socialmente utile devono essere i propri cittadini.

Dunque, continuare spendendo al di sopra delle entrate equivale a mangiarci il futuro ed a mettere a rischio la sopravvivenza della propria Rivoluzione.

Affrontiamo realtà per niente piacevole, tuttavia non ne chiudiamo gli occhi. Siamo convinti che occorre rompere dogma e assumiamo con fermezza e fiducia l’aggiornamento, già in moto, del nostro modello economico, allo scopo di gettare la basi dell’irreversibilità e dello sviluppo del socialismo cubano, che sappiamo che costituisce la garanzia dell’indipendenza e della sovranità nazionale.

Non ignoro che alcuni compagni a volti disperano, desiderando cambi immediati in svariate sfere. Naturalmente parlo adesso a coloro che lo fanno senza l’intenzione di prestarsi al gioco del nemico. Siamo consapevoli delle inquietudini che, in linea di massima emanano dall'ignoranza della dimensione del compito che abbiamo di fronte a noi, della profondità e della complessità delle interrelazioni tra i diversi fattori del funzionamento della società che dovranno modificarsi.

Coloro che chiedono di andare avanti più rapidamente, devono tenere presente il rosario di questioni che stiamo studiando, dei quali gli ho menzionato alcuni oggi. Dobbiamo evitare che per fretta o improvvisazione, tentando di dare soluzione ad un problema, si provochi un altro maggiore. Nelle questioni d’importanza strategica per la vita di tutta la nazione, non possiamo lasciarci portare dalle emozioni ed agire senza l’integralità richiesta. E’ questa, come abbiamo già spiegato, l’unica ragione per la quale abbiamo deciso di posticipare alcuni mesi in più la tenuta del Congresso del Partito e la Conferenza Nazionale che lo precederà.

Questa è la maggior e più importante sfida che abbiamo di fronte a noi per assicurare la continuità dell’opera costruita in questi 50 anni e che la nostra gioventù ha assunto con totale responsabilità e convinzione. La parola d’ordine di questo Congresso è “Tutto per la Rivoluzione” e quello significa, innanzitutto, rinforzare e consolidare l’economia nazionale.

La gioventù cubana è richiamata a sostituire la generazione che ha iniziato la Rivoluzione e per condurre la gran forza delle masse ha bisogno di un’avanguardia che persuada e arruoli, a partire dell’autorità che emana dell’esempio personale, capeggiata dai dirigenti fermi, capaci e prestigiosi, veri e propri leader, che abbiano passato per l’insostituibile fucina della classe operaia, in seno alla quale si coltivano i valori più autentici di un rivoluzionario. La vita ci ha dimostrato con eloquenza il pericolo di violare tale principio.

Fidel l’ha espresso chiaramente nella chiusura del Secondo Congresso dell’Unione di Giovani Comunisti, il 4 aprile 1972: e cito:

"Nessuno imparerà a nuotare sulla terra, e nessuno camminerà sul mare. L’ambiente fa l’uomo, la propria vita, la propria attività fanno l'uomo”. E ha concluso:

“Impareremo a rispettare ciò che crea il lavoro, creando. Insegneremo a rispettare quei beni, insegnando a creare tali beni”.

Questa idea, pronunciata 38 anni fa e che sicuramente è stata acclamata a quel congresso, è un’altra prova palese delle questioni che decidiamo e che poi non compiamo.

Oggi più che mai ci occorrono quadri capaci di portare avanti un’opera ideologica effettiva, che non può essere dialogo di sordi né ripetizione meccanica di slogan, dirigente che espongano argomenti solidi, senza prendersi per i padroni assoluti della verità; che sappiano ascoltare, anche se non piacerà ciò che alcuni diranno; che valutino con mente aperta i criteri degli altri, ciò non esclude ribattere con argomenti ed energia quelli che siano inaccettabili.

Fomentare la discussione franca e non vedere nella diversità un problema ma la fonte delle migliori soluzioni. L’unanimità assoluta di solito è fittizia e quindi nociva. La contraddizione, quando è antagonista, come nel nostro caso, è motore dello sviluppo. Dobbiamo sopprimere, con tutta intenzione, tutto quanto alimenterà la simulazione e l'opportunismo. Imparare a affrontare in modo collegiato le opinioni, incoraggiare l’unità e rafforzare la direzione collettiva, sono tratti che devono caratterizzare i futuri dirigenti della Rivoluzione.

Giovani con l’attitudine e la capacità necessarie per assumere i compiti di direzione esistono lungo il paese. La sfida è di scoprirli, formarli e dargli progressivamente maggiore responsabilità. Le masse si occuperanno di confermare che la scelta è stata corretta.

Abbiamo notato che si continua ad andare avanti in quanto alla composizione etnica e il sesso. E’ una strada in cui non possiamo permetterci regressioni né superficialità e nella quale l'Unione di Giovani Comunisti deve lavorare permanentemente. Già che ci siamo, voglio insistere che è un altro degli accordi che abbiamo adottato, in questo caso 35 anni fa in occasione del Primo Congresso del Partito, e la cui realizzazione è stata trasferita dopo alla generazione spontanea e non abbiamo controllato opportunamente, essendo questo uno dei primi pronunciamenti di Fidel spesse volte, dal trionfo della Rivoluzione.

Come vi dicevo all’inizio, la tenuta di questo Congresso avviene contemporaneamente con una gigantesca campagna di discredito contro Cuba, organizzata, diretta e finanziata dai centri del potere imperiale negli Stati Uniti ed Europa, valendosi ipocritamente delle bandiere dei diritti umani.

Si è manipolata con cinismo e impudenza la morte di un condannato a privazione di libertà in 14 cause per delitti comuni, diventato per opera della menzogna ripetuta e il desiderio di ricevere appoggio economico dall'estero, in un “dissidente politico”, che è stato incoraggiato a mantenere uno sciopero di fame con domande assurde.

Malgrado gli sforzi dei nostri medici è deceduto, ciò che deploriamo al suo momento e denunciamo ai soli benefiziari di questo fatto, gli stessi che oggi incoraggiano ad altro individuo a continuare in attitudine simile di ricatto inaccettabile. Questo ultimo, nonostante tanta calunnia, non è in prigione, è una persona rimessa in libertà dopo avere scontato una pena per delitti comuni, particolarmente per aggredire e lesionare una donna, medico e direttrice di un ospedale, alla quale ha anche minacciato di morte, e successivamente ad un’anziana di circa 70 anni, alla quale si è dovuto rimuovere la milza. Così come nel caso precedente, si sta facendo il meglio per salvarle la vita, però se non cambia la sua attitudine autodistruttiva, sarà responsabile, assieme ai suoi sostenitori della fine che neppure desideriamo.

Fa schifo la doppia misura di coloro che in Europa stanno in complice silenzio di fronte alle torture nella cosiddetta guerra contro il terrorismo, che hanno permesso i voli clandestini della CIA che trasferivano prigionieri e che perfino hanno prestato il loro territorio per la creazione di carceri segrete.

Che cosa avrebbero detto se così come loro, avessimo violato le norme etiche e alimentato per forza a queste persone, come si fa solitamente, tra i numerosi centri di tortura, alla Base Navale di Guantánamo. A proposito, sono gli stessi che nei loro paesi, come fa vedere la TV quasi tutti i giorni, si servono della polizia a cavallo per opporsi ai manifestanti, bastonandoli e disperandoli gas lacrimogeni e perfino delle pallottole. Che cosa possiamo dire dei maltratti e umiliazioni che subiscono gli immigranti?

La gran stampa occidentale attacca non solo a Cuba, ma ha inaugurato anche una nuova modalità d’implacabile terrore mediatico contro i leader politici, intellettuali, artisti ed altre personalità che in tutto il pianeta alzano la loro voce contro la fallacia e l’ipocrisia e semplicemente valutano gli svenimenti in modo obiettivo.

Intanto, sembrerebbe che i portavoce della magnificata libertà di stampa hanno dimenticato che il blocco economico e commerciale contro Cuba e tutti i suoi inumani effetti sul nostro popolo, sono in vigore e s’inaspriscono; che l’attuale amministrazione degli Stati Uniti non ha smesso minimamente l’appoggio alla sovversione; che l’ingiusta, discriminatoria e interventista posizione comune dell’Unione Europea, sostenuta nel suo momento dal governo nordamericano e l’estrema destra spagnola, rimane in piede reclamando un cambio di regime nel nostro paese, o anche, la distruzione della Rivoluzione.

Più di mezzo secolo di combattimento permanente ha insegnato al nostro popolo che la vacillazione è sinonimo di sconfitta.

Non cederemo mai al ricatto, da nessun paese o insieme di nazioni anche se sono poderosi, ad ogni costo. Abbiamo il diritto a difenderci. Se quello che vogliono è metterci alle strette, devono sapere che supremo rifugiarci, in primo luogo nella verità e nei principi. Ancora una volta saremo fermi, calmi e pazienti. Ci sono molti gli esempi nella nostra storia!

Così hanno lottato i nostri eroici mambi nelle guerre per l’indipendenza del secolo XIX.

Così abbattemmo l’ultima offensiva di dieci mila soldati della tirannia solidamente armati, fronteggiati inizialmente da appena 200 combattenti ribelle che capeggiati direttamente dal Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, durante 75 giorni, dal 24 maggio al 6 agosto 1958, hanno portato avanti più di 100 azioni di combattimento, comprese quattro battaglie in un piccolo territorio di 650 -700 km2, cioè, una superficie minore di quella che occupa la Città di L’Avana. Questa gran Operazione ha deciso il corso della guerra e circa quattro mesi dopo avviene il trionfo della Rivoluzione, ciò che ha motivato il Comandante Ernesto Che Guevara a scrivere nel suo diario di guerra, e cito: “L’esercito di Batista è uscito con la spina dorsale rotta da questa ultima offensiva alla Sierra Maestra”. Fine della citazione.

Non ci intimidì nemmeno la flotta yankee di fronte alle coste di Baia dei Porci nel 1961. Sotto il loro naso annientammo il loro esercito mercenario, quella che ha costituto la prima sconfitta di un’avventura militare degli Stati Uniti in questo continente.

Così l’abbiamo fatto ancora una volta nel 1962 durante la Crisi dei Missili. Neanche un millimetro cediammo di fronte alle brutali minacce di un nemico che ci puntava con le sue armi nucleari e si disponeva invadere l’isola, no l’ha abbiamo fatto neanche qualora, negoziate alle nostre spalle le condizioni per risolvere la crisi, i dirigente dell’Unione Sovietica, il principale alleato in quella difficile situazione e di cui appoggio dipendeva il destino della Rivoluzione, in maniera rispettosa hanno tentato di convincerci per accettare l’ispezione al suolo patrio della raccolta del loro armamento nucleare e gli rispondemmo che di farlo, sarebbe a bordo delle loro navi in acque internazionali, però mai a Cuba.

Siamo sicuri che circostanze peggiori di quelle difficilmente si ripeteranno.

In epoca più recente, il popolo cubano ha dato una prova indimenticabile Della sua capacità di resistenza e fiducia in se stesso quando, come risultato della scomparsa del campo socialista e della disintegrazione dell’Unione Sovietica, Cuba ha subito la caduta del suo Prodotto Interno Lordo nel 35 %, la riduzione del commercio estero nel 85 %, la perdita dei mercati delle loro principali esportazioni, come lo zucchero, il nichel, gli agrumi ed altri, i cui prezzi sono caduti di metà, la scomparta dei crediti in condizioni favorevoli con la consequenziale interruzione di numerosi investimenti vitali come la prima Centrale nucleare e la Raffineria di Cienfuegos, il collasso del trasporto, le costruzioni e l’agricoltura nel sopprimersi all’improvviso la fornitura di ricambi per la tecnica, i fertilizzanti, mangimi e materie prime delle industrie, provocando la penalizzazione di centinaia di fabbriche ed il brusco deterioramento quantitativo e qualitativo dell’alimentazione del nostro popolo al di sotto della soglia di nutrizione raccomandata. Noi tutti abbiamo sofferto quelle calde estati degli anni 90 del secolo scorso, con stacchi d’elettricità di più di 12 ore al giorno a causa della mancanza di carburante per generare elettricità, e nel frattempo, decine di agenzie di stampa occidentali, alcune di loro senza dissimulare la loro gioia, inviavano corrispondenti a Cuba con l’intenzione di essere le prime a informare sulla sconfitta definitiva della Rivoluzione.

In mezzo a questa drammatica situazione, nessuno fu abbandonato alla sua sorte e si evidenziò la forza che emanò dall'unità del popolo, quando si difendono idee giuste ed un'opera costruita con tanto sacrificio. Solo un regime socialista, nonostante le sue insufficienze, è in grado di superare una simile prova.

Non ci tolgono, quindi, il sogno, le attuali scaramucce dell’offensiva della reazione internazionale, coordinata come di solito da coloro che non si rassegnano a capire che questo paese non sarà mai sottomesso, per nessuna via, preferiamo piuttosto scomparire, tal che lo dimostrammo nel 1962.

Soltanto 142 anni fa, il 10 ottobre 1868, ha dato inizio questa Rivoluzione, allora si lottava contro un decadente colonialismo europeo, sempre sotto il boicottaggio del nuovo imperialismo nordamericano che non desiderava la nostra indipendenza, finché il “frutto maturo” cadesse dalla “gravità geografica” nelle sue mani. Così avviene dopo più di 30 anni di guerre e di enormi sacrifici dal popolo cubano.

Adesso gli attori esterni hanno cambiato i loro ruoli. Da più di mezzo secolo fa ci aggredisce ed assedia continuamente l’ormai moderno e poderoso impero del pianeta, valendosi del boicottaggio che implica l'ingiuriosa Posizione Comune, che rimane invariabile grazie alle pressioni di alcuni paesi e forze politiche reazionarie dell'Unione Europea con diversi condizionamenti inaccettabili.

Ci chiediamo perché? e riteniamo che semplicemente, perché in sostanza, gli attori sono sempre gli stessi e non rinunciano alle loro vecchie aspirazioni di dominazione.

I giovani rivoluzionari cubani capiscono perfettamente che per preservare la Rivoluzione ed il Socialismo e continuare degni e liberi, hanno ancora molti anni di lotta e di sacrificio.

Al tempo stesso, sull’umanità pesano ancora colossali sfide che devono affrontare, in primo luogo, i giovani. Si tratta di difendere la sopravvivenza della specie umana, minacciata peri l cambio climatico che accelerato dai modelli irrazionali di produzione e consumo generati dal capitalismo.

Oggi siamo sette miliardi gli abitanti del pianeta. La metà di loro sono poveri, un miliardo e venti milioni patiscono la fame. Giova chiedersi cosa succederà nel 2050, quando la popolazione mondiale sia pari a nove miliardi e siano ancora più deteriorate le condizioni di esistenza sulla Terra.

La farsa con la quale ha finito l’ultimo vértice alla capitale di Danimarca, nel dicembre scorso, è una dimostrazione che il capitalismo con le sue cieche leggi di mercato non risolverà mai questo né tanti altri problemi. Soltanto la coscienza e la mobilitazione dei popoli, la volontà politica dei governi ed il progresso della conoscenza scientifica e tecnologica potranno impedire l’estinzione dell’uomo.

Per finire voglio dire che nell'aprile dell'anno prossimo si compierà mezzo secolo della proclamazione del carattere socialista della Rivoluzione e della schiacciante vittoria sull’invasione a Baia dei Porci. Festeggeremo questo trascendentali evento in tutti gli angoli del paese, da Baracoa dove hanno tentato di sbarcare un battaglione, fino all’estremo occidentale della nazione e alla capitale, faremo una grande Marcia popolare ed una rivista militare, attività nelle quali i protagonisti principali saranno i lavoratori, intellettuali ed i giovani.

Fra poco, il Primo Maggio, il nostro popolo rivoluzionario, lungo il paese, nelle strade e piazze pubbliche che gli appartengono da diritto, darà altra risposta decisiva a questo nuovo aumento delle aggressioni.

Cuba non ha paura della menzogna né si inginocchia davanti a pressioni, condizionamenti o imposizioni, non importa da dove vengano, si difende con la verità, che sempre, prima o poi, s’impone.

Quarantotto anni fa, un giorno come oggi, è nata l'Unione di Giovani Comunisti. Quello storico 4 aprile 1962 Fidel affermò: “Credere ai giovani è vedere in loro, oltre all'entusiasmo, capacità; oltre all'energia, responsabilità, oltre alla gioventù, purezza, eroismo, carattere, volontà, amore alla patria, fede nella patria!, amore alla Rivoluzione, fede nella Rivoluzione, fiducia in se stessi!, convinzione profonda che la gioventù può, che la gioventù è capace, convinzione profonda che sulle spalle della gioventù si possono depositare grandi compiti”, ha concluso.

Ieri è stato così, cosi è oggi e così sarà in futuro.

Vi ringrazio.

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mercoledì 24 marzo 2010

Dichiarazione comitato nazionale Palestina su BDS


Il Comitato nazionale del Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni vi invita a partecipare con le vostre forze e competenze per una Giornata attivista globale del BDS il 30 marzo 2010, in solidarietà con il popolo palestinese, per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni ai danni d'Israele.Il CNB invita coloro i quali hanno una coscienza e le loro organizzazioni in tutto il pianeta a mobilizzarsi in azioni BDS creative, concrete e visibili, per trasformare questa giornata in un passo storico per il movimentro contro l'apartheid, il colonialismo e l'occupazione in Israele, per la responsabilizzazione dell'oppressore e per il rispetto dei diritti e della dignità del popolo palestinese.

Il prossimo 30 marzo, il CNB chiede d'indirizzare la propria azione politica:

1. al boicottaggio e al disinvestimento ai danni delle corporazioni israeliane e di quelle internazionali c
he sostengono l'apartheid, il colonialismo e l'occupazione in Israele;

2. a un'azione legale che ponga fine all'impunità israeliana, indaghi e giudichi gli israeliani sospettati di crimini di guerra davanti a corti nazionali e a tribunali internazionali;

3. a fare e promuovere pressioni per un embargo degli armamenti contro Israele e per un blocco o una cessazione del libero commercio e di altri accordi preferenziali con questo stato: un passo cruciale e urgente in direzione di sanzioni vere e proprie;

4. al lancio di un boicottaggio accademico, culturale e sportivo ai danni d'Israele e delle istituzioni sue complici;

Il primo Global BD
S Day of Action è stato annunciato dalla società civile palestinese con grande sostegno al World Social Forum del 2009. La giornata del 30 marzo coincide con la Giornata della Terra in Palestina, che commemora l'anniversario dell'uccisione di sei giovani palestinesi – cittadini d'Israele – da parte delle forze di sicurezza israeliane nel 1976. Questi coraggiosi ragazzi erano sei tra le migliaia di persone intente a protestare contro l'espropriazione di terre palestinesi, utilizzate per costruire nuove colonie ebraiche ed espandere le esistenti città israeliane. Oggi, la Giornata della Terra simbolizza la resistenza palestinese contro l'espropriazione, la colonizzazione, l'occupazione e l'apartheid tuttora in corso in Israele.

L'annuncio del primo Global BDS Day of Action giunse all'inizio dei 23 giorni di offensiva israeliana, l'operazione “Piombo fuso”, durante la quale morirono più di 1.400 palestinesi e più di 5.000 rimasero feriti nella Striscia di Gaza occupata e assediata. Un anno dopo, Israele prosegue con il suo blocco soffocante sull'intera Striscia di Gaza, in quello che è stato descritto dagli esperti di diritti umani come un atto di “lento genocidio”. Questa è solo la continuazione della brutale oppressione israeliana del popolo palestinese, che vede tra i suoi precedenti l'espulsione dalle case durante la Nakba del 1948, il governo militare, l'occupazione e colonizzazione delle terre, l'apartheid e l'accanita negazione dei diritti dei rifugiati palestinesi a ritornare nelle loro terre e nelle loro abitazioni.

Nel BDS Day of Action del 2009, moltissimi tra sindacati, organizzazioni non-governative e studentesche, partiti politici e gruppi sociali in oltre 40 città in tutto il mondo hanno risposto all'invito – lanciato durante il World Social Forum del 2009 – a intraprendere un'azione coordinata di BDS a livello globale. Le attività dell'anno scorso bersagliarono, tra le altre, compagnie come Connex, una sussidiaria della multinazionale Veolia, complice nella costruzione del sistema israeliano di ferrovie leggere che collega le colonie israeliane nella Cisgiordania occupata a Gerusalemme; la catena di librerie Chapters Indigo, i cui profitti sono versati nei conti dei soldati israeliani “soli”; il gigante dei supermercati Tesco, che vende un assortimento di beni illegalmente prodotti nelle colonie; e Motorola, fornitore delle telecomunicazioni e dei sistemi elettronici delle forze di occupazione israeliane.

Da allora, la campagna globale del BDS è cresciuta. Studenti, aziende del settore privato, sindacati e altri attori della società civile di tutto il mondo hanno compreso che l'oppressione d'Israele ai danni del popolo palestinese non può più essere tollerata, e hanno concordemente adottato diverse forme di BDS contro Israele, fino a che non abbandonerà le sue politiche ostili e osserverà la legge internazionale. Nel solo 2009, sindacati, organizzazioni spirituali, gruppi studenteschi e molti altri movimenti hanno lanciato delle campagne BDS per rendere Israele responsabile delle proprie violazioni della legge internazionale e dei diritti fondamentali palestinesi.

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mercoledì 17 marzo 2010

[Palestina 16/3/2010]Anche oggi scontri a Gerusalemme con le truppe israeliane, è la "giornata della rabbia" palestinese


Da Contropiano
Palestina . Anche oggi scontri a Gerusalemme con le truppe israeliane, è la "giornata della rabbia" palestinese

Violenti scontri sono in corso tra centinaia di giovani palestinesi e le forze dell'ordine israeliane in numerosi quartieri di Gerusalemme est: lo hanno riferito alcuni testimoni. Il movimento islamico palestinese Hamas ha proclamato per oggi la "Giornata della rabbia" in risposta all'inaugurazione della sinagoga Hurva nella Città vecchia. Scrive il quotidiano israeliano Haaretz che 3.000 poliziotti e soldati supplementari sono stati dispiegati a Gerusalemme e nei posti di frontiera con la Cisgiordania. Hamas ha proclamato la "giornata della rabbia" in risposta all'inaugurazione della sinagoga Hurva nella Città vecchia. Ieri le proteste si erano limitate a lanci di pietre nei pressi del Monte degli Ulivi. Oggi, per il quinto giorno consecutivo, è stato vietato l'accesso ai fedeli musulmani al MOnte del Tempio. La richiesta avanzata dagli Stati Uniti a Israele di rinunciare al suo piano di sviluppo coloniale a Gerusalemme est è "irragionevole": ha affermato oggi il ministro israeliano degli Affari esteri, Avigdor Lieberman. La richiesta della comunità occidentale "è irragionevole per quanto ci riguarda", ha detto il capo della diplomazia d'Israele alla radio locale. Ieri il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito che la costruzione di nuovi insediamenti a Gerusalemme est continuerà.

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giovedì 11 marzo 2010

GRECIA: SCIOPERO GENERALE CONTRO IL PATTO DI AUSTERITA'

Grecia: il Koe esprime solidarietà ai manifestanti, condanna l’attacco della polizia e chiama un’altra mobilitazione, ancora più pesante, contro il governo anti popolare Greco e contro il Patto di Stabilità europeo.

Queste mobilitazioni in tutto il Paese devono essere un punto di partenza per un unico grande sollevamento di tutti i lavoratori e di tutto il Paese, che obblighi il governo a pagare duramente i suoi sforzi di imporre al popolo le infami misure di Bruxelles. Oggi il popolo Greco, ha dato un chiaro messaggio al governo: o verranno soppresse le nuove misure, o verrà soppresso il governo!

Il KOE condanna l’attacco codardo delle forze speciali di polizia contro Manolis Glezos, l’ormai 87enne eroe della resistenza contro l’occupazione nazista. 70 anni fa Manolis Glezos salì sull’acropoli ateniese e bruciò la svastica nazista dando inizio simbolicamente alla resistenza greca; oggi, lo stesso partigiano, davanti al Palamento, è stato aggredito dai servi di Bruxelles e di Berlino!

Il KOE condanna l’altrettanto infame attacco delle forze speciali di polizia contro il gruppo parlamentale di SYRIZA, mentre cercavano di raggiungere la manifestazione. Questo comportamento oltrepassa ogni limite, ed è la pratica conseguenza della volontà del governo di soffocare l’economia e la società di questo Paese.

Il KOE denuncia la provocazione lanciata dal portavoce del Pasok, Christos Papotsis e di Andois Georgiadis, membri del partito di estrema destra LAOS, che hanno tacciato il KOE e lo SYRIZA come responsabili dell’attacco dei manifestanti contro Yiannis Panagopulos (presidente della Confederazione Generale del Lavoro). Questo attacco orchestrato al KOE e allo SYRIZA prova oltremodo fino a quanto il partito di estrema destra appoggi il governo del Pasok sia in Parlamento, che nelle sue provocazioni.

é noto a tutti come il KOE abbia una linea politica totalmente diversa da quella della Confederazione Generale del Lavoro, specialmente oggi che I lavoratori sono diventi il soggetto principale del vile attacco della classe dirigente e dei suoi governanti; ma è altrettanto noto che il KOE mette in pratica una linea politica che, come ha sempre fatto la sinistra, è politicamente e fermamente interna ai luoghi di lavoro e alla società.

É vergognoso che, nel giorno in cui il Pasok e il Laos hanno bruciato in Parlamento la conquiste di un intero secolo, lo stesso partito (questo vile rappresentante dei burattinai di Bruxelles) cerchi di coprire le sue responsabilità con una così meschina provocazione contro il KOE.

Il KOE, chiama a una manifestazione ancora più grande e combattiva. Oggi abbiamo dato battaglia, ma la lotta continua. Tutti in strada, finché le misure del governo non verranno cancellate, e finché il Patto di Stabilità non sarà abolito!

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lunedì 8 marzo 2010

VIVA l'8 MARZO di Lotta !!!


Oltre e contro la mercificazione consumista che vuole snaturare la data dell'8 Marzo, ribadiamo e rivendichiamo il significato di questa giornata: una giornata simbolo della lotta e della resistenza che le donne oppongono, in tutto il mondo, ai padroni, allo sfruttamento ed alla discriminazione.
Per questo dedichiamo a tutte le donne un video delle donne nella guerriglia del PKK.
Alleghiamo di seguito il volantino del Collettivo Comunista Piemontese che spiega le origini e l'attualità di questa giornata.

L'8 MARZO E' DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI UNITI CONTRO GLI SFRUTTATORI!
L’otto marzo del 1857 a New York, le operaie della fabbrica tessile Cotton entrarono in sciopero per ottenere la riduzione della giornata lavorativa. Esse percepivano un salario pari a meno di un terzo di quello degli uomini. Durante lo sciopero il padrone della fabbrica le rinchiuse all’interno dello stabilimento per poi dare fuoco a tutto. Centoventinove operaie morirono nell’incendio assassinate dal padrone stragista.
Nel 1910 la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, approvò la proposta della comunista tedesca Clara Zetkin di istituire la Giornata Internazionale della Donna, in omaggio alle operaie tessili di New York. In Italia la Giornata Internazionale della Donna fu tenuta per la prima volta nel 1922 per iniziativa del Partito Comunista d'Italia, sezione della Terza Internazionale comunista.
Sono trascorsi più di 150 anni da quella strage di operaie e, grazie alle dure lotte e alle battaglie condotte dai lavoratori uniti nel loro partito comunista e organizzati nel loro sindacato, si sono ottenute conquiste significative come ad esempio lo Statuto dei Lavoratori nel quale sono inseriti diritti che oggi i padroni tentano di eliminare approfittando della crisi economica. Infatti, a 150 anni da quella strage muoiono ancora operai bruciati nelle fabbriche (come i 7 della Thyssen Krupp di Torino) a causa della ricerca sfrenata di profitto da parte dei padroni che non investono nella sicurezza e nelle misure di prevenzione. Mille lavoratori muoiono ogni anno nelle fabbriche e nei cantieri del nostro Paese, aumenta la disoccupazione e la precarizzazione del lavoro e viene attuata l’eliminazione dell’ART.18 aggirandolo con altre subdole regolamentazioni appena approvate dal Senato. Se già prima dell’acuirsi della crisi del sistema capitalistico e malgrado i diritti acquisiti con le lotte le lavoratrici italiane venivano comunque discriminate, oggi, con il procedere della crisi, esse subiscono ulteriori discriminazioni e vessazioni, sia nelle fabbriche e sul posto di lavoro, che nella società. Se per le donne appartenenti alla classe dominante la “questione femminile” riguarda soltanto la concorrenza con gli uomini senza mettere in discussione il sistema di sfruttamento, per le donne della classe operaia la battaglia sulla “questione femminile” consiste nel mettere in discussione proprio le cause della loro condizione. Una lotta che le donne proletarie devono combattere a fianco degli uomini appartenenti alla loro stessa classe. Una lotta per il diritto al lavoro, per l'equiparazione economica delle lavoratrici, per la parità dei diritti, per la difesa della L. 194, per la riduzione dell'orario, contro lo smantellamento dei servizi sociali, la schiavitù domestica, le discriminazioni e la violenza, le ingerenze clericali, ecc…
Altro che spogliarelli maschili e discoteche! La giornata della donna è una celebrazione che deve rilanciare la lotta contro i padroni e per la difesa dei diritti e delle conquiste!
Pubblicato da Collettivo Comunista Piemontese

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giovedì 25 febbraio 2010

[Atene 24/2/2010] Scontri durante lo sciopero generale in Grecia


Da Infoaut

Scontri ad Atene durante lo sciopero contro Papandreu
I lavoratori greci hanno oggi paralizzato il paese con uno sciopero generale contro il piano di austerità del governo socialista di George Papandreou che riduce i salari, aumenta le tasse e minaccia le pensioni.
Mentre una missione congiunta Ue-Fmi ha cominciato a verificare se non occorrano "ulteriori tagli" alla spesa pubblica per far fronte alla crisi e Standard & Poor’s avverte che c’è la possibilità di un altro «taglio del rating nel giro di un mese», decine di migliaia di manifestanti hanno invaso Atene, Salonicco e le altre città al grido di «Non vogliamo pagare noi per questa crisi».
Lo sciopero di oggi ha fermato aerei, treni, navi, scuole, uffici, banche, ospedali, tribunali e provocato un black out informativo. La Borsa e molti negozi sono rimasti aperti e gli autobus urbani solo parzialmente coinvolti per consentire ai manifestanti di raggiungere i posti di raduno, ma le marce hanno fatto il resto.
Forti gli scontri tra le componenti più giovani e la polizia: i manifestanti hanno colpito banche e supermarket e poi attaccato a colpi di pietre gli agenti che sono intervenuti con i gas lacrimogeni.

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giovedì 31 dicembre 2009

[Il Cairo 31/12/09] La polizia egiziana carica i manifestanti della Gaza Freedom March

Nei filamti le immagini dei momenti di tensione con la polizia prima delle cariche. Ancora imprecisato il numero dei feriti. Tra questi almeno due manifestanti italiani



Da Infoaut:
Il Cairo, la polizia eegiziana aggredisce la Gaza Freedom March. Molti i feriti

La manifestazione indetta dalla Gaza Freedom March stava cercardo di muovere i primi passi dal museo egizio del Cairo quando è stata brutalmente aggredita dagli apparati di sicurezza egiziani. "I poliziotti egiziani si sono scagliati contro di noi con bastoni e picchiando alla cieca" ci ha riferito una manifestante con la voce rotta dall'emozione. Intanto arrivano sms dai manifestanti "siamo circondati dalla polizia egiziana al museo egizio temiamo nuove cariche.

Fate sentire la nostra voce telefonate a tv, giornali, politici e mobilitatevi noi vogliamo raggiungere Gaza."

La situazione in Egitto per le delegazioni che dovevano partecipare alla Gaza Freedom March sta peggiorando notevolmente. Già da ieri sera l'aria si è fatta più pesante e la pressione della polizia sempre più forte. Questa mattina è stata organizzata una manifestazione a sorpresa dalle delegazioni dei diversi paesi che avrebbero dovuto partecipare alla marcia di solidarietà Internazionale ad un anno dalla terribile operazione Piombo Fuso attuata dall'esercito israeliano contro il popolo palestinese. Il corte, indetto dalla Gaza Freedom March, era appena partito dal museo egizio del Cairo quando è stato violentemente aggredito dalle forze di polizia egiziane che si sono scagliate sulle persone con bastoni e picchiando alla cieca. Le prime linee sono state brutalmente buttate a terra, anche le donne, e poi picchiate. Tra i manifestanti si contano diversi feriti, ma per fortuna nessuno grave. Due donne italiane risultano ferite al volto.

La polizia continua però ad accerchiare i manifestanti che temono delle nuove cariche. In questo momento sono bloccati in un angolo della piazza del museo ed attendono il divenire della situazione.

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sabato 12 dicembre 2009

[Turchia 11/12/09] Lo stato fascista turco mette fuorilegge il partito curdo DTP


Lo stato fascista turco, con una decisione della Corte Costituzionale ha messo fuori legge il partito curdo DTP, accusato di avere rapporti con il PKK.
Manifestazioni di protesta e scontri con la polizia in tutto il Kurdistan. Manifestazioni di protesta anche in varie città della Germania.
Nelle immagini la protesta a Diyarbakir

Comunicato di UIKI
DTP MESSO FUORI LEGGE
Oggi la corte costituzionale ha messo fuori legge il partito Kurdo e ha fatto cadere il mandato del presidente Ahmet Turk, la deputata Aysel Tugluk e inoltre 37 dirigenti del DTP hanno avuto il divieto di fare politica per 5 anni, con la motivazione di essere una minaccia per unita nazionale secondo articolo 101 e 102.

I 37 dirigenti politici curdi sono : " Abdulkadir Fırat, Abdullah İsnaç, Ahmet Ay, Ahmet Ertak, Ahmet Türk, Ali Bozan, Ayhan Ayaz Aydın Budak, Ayhan Karabulut, Aysel Tuğluk, Bedri Fırat, Cemal Kuhak, Deniz Yeşilyurt,i Ferhan Türk, Fettah Dadaş, Hacı Üzen, Halit Kahraman, Hatice Adıbelli, Hüseyin Bektaşoğlu, Hüseyin Kalkan, İzzet Belge, Kemal Aktaş, Leyla Zana, Mehmet Veysi Dilekçi, Metin Tekçe, Murat Avcı, Murat Taş, Musa Farisoğlulları, Necdet Atalayı, Nurettin Demirtaş ve Selim Sadak."

Condanniamo fortemente la decisione della corte costituzione della Turchia, che non aiuta ad soluzione pacifiche e democratiche della questione kurda. Questo decisione rallenta ulteriormente la democratizzazione della Turchia e cerca di spingere il popolo kurdo fuori della scena politica. Siamo sciuri che il nostro popolo non lasciare la strada politica e pacifica per la soluzione della questione kurda ma se l’EU vuole una Turchia democratica deve intervenire per far cambiare la legge che riguardo i partiti politici. Una Turchia che nel 21. Secolo mette fuori legge l’unico voce politica Kurda in Turchia non dovrebbe avere il diritto di entrare UE.

Chiediamo al opinione pubblica europea di non lasciare il popolo kurdo da solo ed di sentire la suo voce per aiutare la Turchia ad affrontare e tollerare le minoranze e le diversità.

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domenica 6 dicembre 2009

[5/6-12-09] Grecia in fiamme: Rivolta e Repressione

Nell'anniversario dell'uccisione di Alexis Grigoropulos (16 anni)da parte della polizia, si riaccende la tensione. Un enorme schieramento di polizia è stato impiegato ad Atene ed altre città greche, per reprimere le mobilitazioni e proteste. Si ha notizia di numerosi arresti (oltre 150), feriti ed azioni extralegali della polizia greca. Una donna versa in gravi condizioni dopo essere stata investita e presa a manganellate. Nonostante il massiccio dispiegarsi della violenza di Stato, i compagni greci (in prevalenza anarchici) non desistono. Tuttora in corso scontri ad Atene ed altre città greche. Solidarietà ai compagni arrestati e feriti! Solidarietà a chi resiste!



Da Indymedia
roza shanina
Da Atene a Salonicco: 48 ore di lacrimogeni

Ad Atene, il corteo è iniziato da Propilei e si è diviso in piu tronconii, mentre la polizia ha lanciato gas lacrimogeni contro i manifestanti.
Da oltre 48 ore...
All'inizio di Street Academy, hanno lanciato di tutto contro la polizia che sbarrava loro il passo e lanciava granate flash.
Chiusa la stazione della metropolitana presso l'Università.

Incidenti si sono verificati anche presso l'Università, dove i manifestanti hanno lanciato pietre e arance contro i plotoni dei MAT nei pressi di Piazza Omonia.
In Street Stage un incendio è scoppiato in un grande magazzino di vestiti e le finestre in frantumi di negozi.

Poliziotti antisommossa e agenti in borghese del Gruppo D hanno attaccato piazza Kolokotronis dove era iniziato un sit-in.
Un giornalista è stato ferito alla testa cadendo per sfuggire alla polizia, mentre sono stati ricoverati d'urgenza una donna di 55 anni e 2 giovani manifestanti per le ferite riportate.

Il centro della città è presidiato da piu di 12.000 agenti mentre continuano gli incidenti nell'ormai spezzettato corteo.

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Sciopero a Saloniccolo.
Il corteo è iniziato in piazza Kamara alle 14.00 con circa 2.000 persone.

I manifestanti in occasione della ricorrenza della morte di Alexis Grigoropoulos, scrivono sui muri e aprono lo striscione, "Il 6 dicembre continua la lotta, la crisi devono pagarla i capitalisti."
Firmato dai collettivii giovanili, dagli internazionalisti e dai lavoratori di sinistra uniti nella lotta.

Gli eventi che si verificano in questo momento in piazza Kamara sono ancora in divenire.
Cocktail Molotov e fuochi d'artificio volano contro le potenti forze di polizia che segue a stretto contatto i manifestanti sbarrando piu volte il percorso.
Bruciano gli uffici di una nota azienda di caffè americano.
La Coalizione che ha partecipato al raduno è stata subito tagliata fuori dal percorso dalla polizia quando gli incidenti sono iniziati, quindi lo spezzone ha continuato con i blocchi.
Una molotov è caduta nei pressi del Monte Athos che ha acceso un focolaio sull'autostrada Egnatia dove c'era una fabbrica di articoli religiosi.

In questo momento e forze di polizia hanno circondato circa 300 manifestanti in Karaoli Street, San Demetrio all'altezza del vecchio Ministero di Macedonia-Tracia e la situazione è molto tesa.
Piazza Kamara con gli altoparlanti che diffondono notizie dal corteo e da Atene resta il ritrovo principale dei manifestanti.

incredibili i commenti politici dei principali partiti greci che insistono con la speculazione per gli eventi, cercando così di recuperare consenso politico da una vicenda torbida...

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sabato 28 novembre 2009

[Bilbao 28/11/2009] In migliaia in piazza per la liberazione dei compagni baschi arrestati nei giorni scorsi

Imponente manifestazione a Bilbao per chiedere la liberazione dei 34 militanti di Segi, l'organizzazione giovanile indipendentista messa furilegge da una sentenza dell'Audiencia nacional spagnola. Questi compagni sono stati arrestati tre giorni fa.

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[Ginevra 28/11/2009] Scontri e arresti alla manifestazione anti WTO


Migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione antiWTO. Durante il corteo si sono verificati scontri tra manifestanti e polizia. La polizia ha fatto ricorso a cariche e lancio di lacrimogeni. Vetrine infrante ed alcune auto incendiate lungo il percorso della manifestazione. Diversi manifestanti sono stati fermati dalla polizia.


Altre info su indymedia Svizzera

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mercoledì 18 novembre 2009

[Grecia17/11] Scontri tra polizia e manifestanti nell'anniversario del la rivolta del Politecnico nel '73


Da Euronews
Anniversario della rivolta del Politecnico contro i Colonnelli nel ’73: ad Atene le celebrazioni degenerano in scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.
I tafferugli sono cominciati dopo la marcia che ha condotto oltre 10.000 persone attraverso il centro della capitale greca e fino all’ambasciata degli Stati Uniti, per ricordare l’appoggio di Washington alla dittatura militare al potere tra il ’67 e il ’74.250 circa le persone fermate dalla polizia. Decine i feriti e i contusi. Tra questi 13 agenti di polizia.
Il governo socialista che ha sostituito la destra dopo le elezioni dello scorso 4 ottobre, aveva dispiegato 6.500 agenti, 1.500 in meno rispetto al dispositivo messo in atto lo scorso anno.
Il 17 novembre ’73 la giunta di Papadopoulos ordinò l’intervento dell’esercito per liberare il Politecnico occupato. Una trentina di studenti furono uccisi.

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